sabato 10 giugno 2017

I Dare You Book Tag

Sono pessima, veramente. Avevo iniziato a scrivere questo tag giorni or sono e poi non so cos'è successo, è rimasto a vagare nell'etere. Nell'ultima settimana non sono stata troppo bene fisicamente (stupidi singa-cinesi e la vostra aria condizionata) per di più tra pochi giorni sarà il mio compleanno e io non sono assolutamente pronta ad avere 25 anni (volevo dire 18, ovviamente) quindi, giusto per distrarmi e cincischiare al meglio (cosa che mi riesce benissimo tra l'altro) ecco l'ennesimo tag sui libri con domande totalmente a caso, di dubbio interesse culturale. 

1. Quale libro è nella tua libreria da più tempo?
Perfetto iniziamo bene, prima domanda a cui non so rispondere. Il punto è che qua non ho una vera e propria libreria, quindi il problema non sussiste. Per quanto riguarda la mia libreria in Italia non saprei assolutamente, però così di getto mi è venuto in mente C'era due volte il Barone Lamberto di Gianni Rodari. Non so se sia lì da più tempo rispetto a tutti gli altri, ma ricordo che mi fu regalato per il mio compleanno alle elementari dalla mia amica Aurora (e poi il titolo mi ha sempre fatto sghignazzare assai)
2. Cosa stai leggendo in questo momento, cosa hai appena finito di leggere e cosa leggerai?
In questo momento sto leggendo Me and Earl and the Dying Girl (credo che in Italia sia uscito con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita, edito da Einaudi) . Una lettura simpatica e non troppo impegnativa. Ho finito di leggere (rullo di tamburi) Diario di una schiappa. Sì lo so, ho appena detto che tra qualche giorno avrò 25 anni e allora? A dire la verità sono molto curiosa riguardo ai libri per ragazzi, specialmente se sono (o almeno sono stati) casi editoriali. Non so cosa leggerò dopo, non programmo mai le letture anche perché tanto cambio idea ogni dieci minuti, quindi. E poi sono una bastian contraria nell'animo, se ho in mente di leggere un determinato libro, alla fine non lo faccio, così di proposito, per principio. 
3.  Quale libro è piaciuto a tutti ma tu hai odiato?
Forse Io prima di te. Cioè a dire il vero non l'ho odiato, però mentre tutti lo osannano e si scioglievano in lacrime amare durante la lettura, io ero impassibile, come la donna di ghiaccio. Il problema è che l'ho trovato un po' forzato. Sicuramente affronta un tema interessante ma non mi ha convinto in pieno. Ecco, diciamo che se da molti è stato definito un capolavoro, per me è carino ma niente di che.
4. Quale libro continui a ripeterti di dover leggere ma probabilmente non lo farai mai?
Un sacco di classici a dire il vero. Il primo che mi è venuto in mente è Cime Tempestose. Non so perché, non che io non possa vivere senza eh, ma continuo a dirmi 'prima o poi...' 'magari un giorno..' e poi non so cosa accade, trovo sempre il modo di distrarmi dal mio obiettivo (della serie, capacità di concentrazione bambina di 5 anni. 'Ok iniziamo Cime Tempest...Oh guarda una farfalla')
5. Quale libro stai conservando per la pensione?
Sì certo la pensione, che tag ottimista, come se ci arrivassi. Comunque a parte questo, considerando un ipotetico roseo futuro in cui arriverò alla pensione, direi tutti i classici che vorrei leggere e che continuo a procrastinare (ecco, appunto Cime Tempestose) oppure Proust. Alla ricerca del tempo perduto e sto apposto per il resto dei miei giorni.  
6. L'ultima pagina: la leggi per prima o aspetti fino alla fine?
C'è stato un periodo oscuro della mia vita in cui leggevo non l'ultima pagina, bensì l'ultima parola. Solo ed esclusivamente l'ultima parola. Sì,non so perché lo facessi o quale mistica rivelazione speravo di trovare. Comunque adesso sono rinsavita, ho smesso e aspetto pazientemente la fine. 
7. Prefazioni e postfazioni, una perdita di tempo e di inchiostro o un'aggiunta interessante?
Credo di aver già risposto a questa domanda da qualche parte, comunque di solito le leggo ma tendenzialmente  lettura ultimata, così da chiarire alcuni concetti o approfondire certi aspetti (in particolare se si tratta di classici, capire bene in contesto storico mi è fondamentale, anche perché sono una pippa e poi sai che casino)
8. Con quale personaggio dei libri faresti ti scambieresti di posto?
Oddio così su due piedi direi che va benissimo un personaggio qualsiasi di un libro qualsiasi di Roald Dahl. 
9.  Quale libro ti ricorda un momento specifico della tua vita? (Un luogo, un momento o una persona?)
Ce ne sono diversi in realtà, ogni libro a suo modo mi ricorda qualcosa. Uno tra i tanti è Sulla Strada di KerouacQuando era alle superiori, soprattutto in quarta e quinta ginnasio, ero una ragazzina particolarmente rebel rebel (e non mi riferisco solo alla canzone di David Bowie). Indossavo magliette improbabili di gruppi metal e avevo i capelli rossi, viola, rosa (ancora più improbabili). Insomma mi sentivo una vera rebel combatti il sistema e tutte quelle robe lì. Fatto sta che come avrete capito non andavo molto d'accordo con il greco e il latino e una volta, forse per scampare a qualche interrogazione, mi nascosi in biblioteca e lessi praticamente tutto Sulla Strada di Jack Kerouac. 
10.  Nomina un libro di cui sei entrato in possesso in maniera interessante. 
La mia vita non è particolarmente interessante. Una storiella carina riguarda Ossessione di Stephen King. Praticamente fino all'anno scorso lavoravo in Biblioteca e sistemando in magazzino vennero fuori questi scatoloni di libri regalati alla Biblioteca anni e anni prima. Ovviamente se i libri regalati erano già posseduti dalla Biblioteca venivano semplicemente messi in una cesta all'ingresso e donati agli utenti. Io chiaramente avevo la possibilità di arraffarmi per prima qualche titolo interessante e infatti tra questi c'era proprio Ossessione di Stephen King. Essendo già posseduto dalla Biblioteca me lo sono portato a casa senza sapere manco cosa fosse (sì lo so, non sono una grande fan di Stephen King). Cercando poi qua e là ho scoperto che in realtà è uno dei primi libri scritti da Stephen King sotto pseudonimo. La cosa curiosa e  affascinante è adesso è fuori catalogo e cercando sui vari mercatini ho scoperto che lo rivendono a cifre esorbitanti. Quindi praticamente senza volerlo sono entrata in possesso di un libro semi raro. Affascinante eh. 
11. Hai mai dato via un libro per un motivo speciale o per una persona speciale? 
Prestato sì, regalato no non credo. Ad esempio prima di partire ho prestato una miriade di libri a una mia amica ma insomma, li rivoglio. (Se stai leggendo Sara, sì li rivoglio). 
12. Quale libro è stato con te in più posti?
Probabilmente il Giovane Holden di Salinger, come tutte le adolescenti che si rispettino.
13.Quale lettura obbligatoria hai odiato al liceo ma che qualche anno dopo hai rivalutato?
Il Gattopardo! Assolutamente il Gattopardo! Maledetto, quanto l'ho odiato, poi con gli anni l'ho un po' rivalutato, ma comunque uno delle letture che odiai di più al liceo 
14. Libri usati o nuovi?
Entrambi ovviamente. 
15. Hai mai letto un libro di Dan Brown? 
Mi sfugge il senso di questa domanda, Dan Brown sei tu per caso? Comunque no, se proprio lo vuoi sapere no, non ho mai letto niente di Dan Brown (ciao Dan, mi dispiace)
16. Hai mai visto un film che ti è piaciuto più del libro?
Se può valere  dico13 di Jay Asher, anche se è una serie tv. Giuro non ne parlerò più e
non aggiungo altro (se comunque volete farvi del male qui trovate un post in cui blatero a caso)
17.Hai mai letto un libro che ti ha fatto venire fame, libri di cucina inclusi?
Tralasciando il fatto che non credo mi serva un libro per farmi venir fame, al momento direi Murakami. Ho finito da poco di leggere Kafka sulla Spiaggia e niente oh, questi stanno sempre a mangiare. 
18. Qual è la persona di cui segui sempre i consigli in ambito letterario?
Non c'è una singola persona  che incarna questa figura di guru letterario, in generale spilucchio molto vari blog e canali youtube. 
19. C'è un libro che hai iniziato nonostante fosse fuori dalla tua zona di comfort e che hai finito per amare?
In generale thriller o gialli. Ad esempio Gone Girl l'amore bugiardo. Non l'avrei mai detto e invece mi è piaciuto un sacco. Che poi non lo so, finiscono sempre per piacermi i thriller un po' psicologici, quindi la domanda è perché non li leggo più spesso? Bella domanda. 


Bene, credo di aver sproloquiato abbastanza, un buffetto sulla guancia a chi ha avuto il coraggio di leggere tutto. 

sabato 3 giugno 2017

May Wrap Up | Le cose di Maggio

Maggio è finto. E ancora una volta io assisto passivamente allo scorrere del tempo per poi esordire come sempre con un banale "qualcuno fermi il tempo, perdio!". La cosa buona è che ci siamo tolti maggio dalle scatole e adesso possiamo finalmente accogliere giugno, nonché il mese del mio compleanno (sì, ho delle manie di protagonismo non da poco). Ma comunque, siamo qua per parlare delle robe del mese di Maggio, non certo per cincischiare come al solito. Nel mese di Maggio non ho letto tantissimo o almeno forse un po' sottotono rispetto ai miei standard. Tra consegne varie e una febbre micidiale che mi ha inchiodata al letto per una settimana (vogliamo parlare di come sia possibile ammalarsi con 50 gradi all'ombra? Ma soprattutto di quanto sia tremendo avere la febbre con 50 gradi all'ombra?) sono riuscita comunque a leggere un sacco di roba niente male.
Il primo libro che ho letto è Melody di Sharon M. Draper (il titolo originale dovrebbe essere Out of My Mind o qualcosa del genere). Melody è una bambina speciale: è l'alunna più intelligente della scuola, ma nessuno lo sa. Quasi tutti - compresi i suoi insegnanti e i medici - ritengono che lei non abbia alcuna capacità di apprendimento, e fino a oggi le sue giornate a scuola sono state scandite da noiosissime lezioni inutili, roba da prima elementare. Se solo lei potesse parlare, se solo potesse dire che cosa pensa e tutte le cose che sa... Ma non può. Perché Melody non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. Melody sente scoppiare la propria voce dentro la sua testa: questo bisogno di comunicare la farà impazzire, ne è certa. Finché un giorno non scopre qualcosa che le permetterà di esprimersi. Dopo undici anni, finalmente Melody avrà una voce. Questo è un romanzo per ragazzi davvero carinissimo. Melody è una bambina estremamente intelligente ma la sua voce è intrappolata nella sua testa. Non può parlare e non si può muovere, non può esprimere la miriadi di colori e sfumature dentro di lei, il suo stesso corpo è una gabbia, una prigione da cui non sa come uscire. Ma grazie ai suoi genitori e alle insegnanti di sostegno, che in qualche modo riescono sempre a comprenderla veramente, riuscirà ad avere le sue piccole rivincite, lottando contro i pregiudizi, i compagni di scuola insopportabili e la cattiveria della gente. E' stata una lettura davvero piacevole. Temi come la malattia e il bullismo sono affrontanti senza nessun tipo di pietismo, anzi, la diversità è vista come una fonte preziosa di arricchimento, una verità che tutti, ragazzini ma anche (o soprattutto) adulti, dovrebbero imparare.
Il secondo romanzo che ho letto è Cecità di Josè Saramago. Ne ho parlato abbastanza qui, quindi non mi dilungherò. Diciamo solo che se Saramago ha vinto un Nobel per la letteratura un motivo ci sarà. Un romanzo potente ed evocativo, un a sorta di distopia claustrofobica in cui l'umanità perde la vista e con essa qualsiasi tipo di morale. 
Altro libro letto nel mese di maggio è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Grande classico distopico strafamoso. Anche di questo ne ho già sproloquiato qui. Romanzo meraviglioso mi è piaciuto tantissimo. Lo stile di Ray Bradbury è particolare, a tratti poetico e mi ci è voluto un po' per entrare nel meccanismo ma una volta capito è pienamente apprezzabile.
Ultimo romanzo, ma non per importanza, grandissimo ritorno di un autore che a me piace molto e di cui era molto che non leggevo qualcosa. Sto parlando di Haruki Murakami e il romanzo in questione è Kafka sulla Spiaggia. Sì, lo so che in questo momento molti staranno storcendo il naso e lo capisco, perché Murakami è un autore che è un mondo sé e la maggior parte delle volte o lo ami o lo odi. A me piace un sacco, nonostante riconosca che molte sue opere non siano perfette e abbia fatto qualche scivolone sostanzioso (vogliamo parlare di quanto era tremenda la terza parte di 1Q84? Ancora me lo sogno la notte). Kafka sulla Spiaggia mi è piaciuto tantissimo, non saprei dire se è il migliore che abbia letto tra i suoi romanzi ma sicuramente c'è qualcosa di magnetico nella scrittura di Murakami. Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un quarantenne, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre e dalla sua strana profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca, gatti parlanti. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo". 
Un romanzo in pieno stile Murakami, per questo se non si ama questo autore capisco bene che questo romanzo possa dare ai nervi. E' un ponte sospeso tra onirico e reale, in cui il lettore non riesce mai a comprendere fino in fondo quanto sia sogno e quanto sia effettivamente reale. I due mondi si fondono inesorabilmente e il lettore si trova sospeso a galleggiare in questo limbo di immagini assurde, gatti che parlano e spiriti vaganti in biblioteca. Ovviamente la penna di Murakami è assolutamente magnetica; ti incolla alle pagine con le sue infinite e minuziose descrizioni e la sua sconfinata immaginazione. Insomma, se vi piace Murakami o se vi piacciono le storie in cui non bisogna farsi troppe domande e lasciare spazio al surreale, sicuramente questo romanzo fa per voi. C'è tutto: sogno, realtà, gatti parlanti e prostitute che fanno sesso citando Hegel. 

Musica
Niente di interessante sul fronte musicale. In realtà (e qui mi vergogno, mi pento e mi dolgo) nelle ultime settimane c'è stata una sola canzone che mi ha definitivamente mandato in pappa il cervello: Senza pagare di J-Ax e Fedez. Sì, lo so. Mai visto tanto trash tutto insieme e più la ascolto più sento il trash trasudare da ogni singola nota e parola, ma non ci posso fare niente. Una parte di me brama e bramerà sempre canzoni trash. 

Film
Ho cercato di fare mente locale ma credo proprio di aver visto un solo film questo mese (sono un'ignava estremamente pigra). Ho - finalmente - visto Smetto quando voglio masterclass.  Avevo adorato il primo film e quando ho saputo che usciva il seguito ero super felice. Ovviamente non l'ho potuto vedere al cinema a suo tempo (non capisco proprio perché qua non l'abbiano trasmesso, stolti) ma finalmente me lo sono gustato. Davvero molto carino, il primo forse mi aveva fatto sganasciare un po' di più ma anche qua ci sono state due o tre battute che mi hanno steso (e sì, lo so ho un umorismo sottile come un baobab mi rendo conto). 



Credo che il mio delirio possa concludersi qui e spero che il mese di giugno porti a tutti tante robe belle.

martedì 30 maggio 2017

Ti racconto | Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

"Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse." Uno degli incipit più famosi e anche uno dei più evocativi. Farhenheit 451 è un romanzo famosissimo, possiamo dire di culto e praticamente mancavo solo io all'appello delle persone che lo hanno letto, apprezzato e annoverato come un grande classico da leggere una volta nella vita. Anche perché descrive una realtà distopica che è un po' l'inferno di tutti noi lettori accaniti: una società in cui i libri sono proibiti, esattamente un vero e proprio incubo. Non è un romanzo perfetto ma sicuramente mi è piaciuto moltissimo. Partiamo dall'inizio anche se la storia credo sia nota più o meno a tutti.
Il romanzo è diviso in tre parti e il nostro protagonista, Guy Montag, è un “pompiere” che, anziché prevenire gli incendi, brucia libri nel rispetto della legge che proibisce la lettura o il possesso di qualsiasi materiale cartaceo. In questa società del futuro, infatti, coloro che nascondono libri nelle loro case sono sovversivi, mentre gran parte della popolazione è succube della televisione e dell’apparecchio radio che ciascuno porta all’orecchio, che costituisce il mezzo con cui la dittatura diffonde la propria ideologia allontanando le preoccupazioni per una guerra che pare imminente contro un nemico imprecisato. Ad aiutare il gruppo di incendiari cui Guy fa parte, c'è il Segugio Meccanico che avverte la presenza di sovversivi ed è progettato per sbranarli. Guy all'inizio adora il suo lavoro, per la sensazione di potere e controllo che gli trasmette, ma la sua vita è tutt'altro che felice. Sua moglie Mildred, profondamente infelice, non ha praticamente alcun tipo di comunicazione con lui e vive davanti ai megaschermi che coprono gran parte delle pareti di casa, succube della tv e delle poche informazioni filtrate che il Governo trasmette.

Fahrenheit 451 è uno di quei romanzi distopici tanto potenti quanto spaventosi, proprio perché designano mondi irreali e fantastici ma allo stesso tempo tremendamente vicini alla nostra contemporaneità e non poi così astrusi come invece dovrebbero essere. 
E' una critica dissacrante alla società e una profonda riflessione sul valore dei libri, della cultura e, più in generale, del libero pensiero contro le imposizioni dei regimi. 
Al centro del romanzo vi è anche il ruolo invasivo giocato dai mass-media, il cui potere acquista sempre maggiore forza, spazzando via qualsiasi altro mezzo di informazione. In particolare la televisione, il cui mega schermo occupa praticamente tutte le pareti di casa, è il mezzo principale di comunicazione, attraverso cui il regime trasmette solo le informazioni che vuole far trapelare. Le immagini trasmesse, prive di un qualsiasi spessore contenutistico, si riflettono perfettamente nelle menti vacue degli spettatori, succubi di riflessi illusori di una vita reale. Alla superficialità dei contenuti televisivi si contrappone la creatività e l'immaginazione contenuta nei libri. La lettura è un mezzo per elevarsi, creare un proprio pensiero libero e critico e per questo deve essere eliminato, bruciato. Lo scopo è debellare qualsiasi pensiero indipendente, personale, considerato diverso, in quanto ritenuto nocivo per la società. 
La stessa contrapposizione la troviamo nei personaggi. Clarisse, la giovane vicina di casa di Guy, personifica l'immaginazione e l'originalità, andando contro l'ordine costituito, scombussolando le regole e mostrando a Guy un'altra chiave di lettura della propria vita. 
La figura di Clarisse fa da specchio a quella di Mildred, moglie di Guy. Mildred rappresenta l'infelice assuefazione alle imposizioni del regime. E' soffocata da una quotidianità in cui la presenza morbosa dei media la rende impassibile e apatica nei confronti della realtà che la circonda, infatti non prende mai coscienza della sua esistenza basata su una realtà virtuale fittizia e, anzi, continua a condannare i libri in favore di quei mega schermi che le offuscano la mente e la intrappolano nei suoi stessi limiti.
Il comandate della squadra di incendiari, Beatty, è poi è il personaggio negativo per eccellenza. E' un personaggio pericoloso ma anche un oratore straordinario, per questo Guy ha un timore reverenziale nei suoi confronti. Il ruolo opposto a quello di Beatty è occupato da Faber, professore di inglese che assume il ruolo di mentore per Guy, guidandolo verso la conoscenza.  Questa coesistenza di personaggi positivi e negativi costituisce una società in cui è estremamente difficile scegliere di andare contro l'ordine prestabilito e ribellarsi alle assurde imposizioni di regime.

E' un romanzo molto bello e sicuramente sa toccare le corde giuste per smuovere qualcosa nel lettore. Non è perfetto, secondo il mio gusto personale ovviamente, sia per lo stile in certi casi fin troppo poetico, sia per alcuni passaggi che mi sono apparsi troppo caotici. Resta senza dubbio un classico intramontabile e soprattutto per la potenza del messaggio: leggere crea indipendenza.

venerdì 12 maggio 2017

Ti racconto | Cecità di José Saramago

Stavo fissando la pagine bianca prima di iniziare a scrivere questo post e ho pensato che è proprio buffo il collegamento che il mio cervello ha istintivamente fatto. Il bianco latte che pervade gli occhi, la mente e qualsiasi senso è accecante. Un gioco di parole infelice, forse, che dopo la lettura di questo romanzo non avrà nemmeno più senso. Sto già divagando e svarionando peggio del solito ma sapevo che sarebbe accaduto. Il punto è che Cecità di José Saramago non solo è un romanzo bellissimo e intenso, ma è proprio uno schiaffo ben piazzato all'ego umano. 
Quindi, riavvolgiamo e partiamo daccapo. 
Siamo  in un tempo e un luogo imprecisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni dei protagonisti sono, ovviamente, devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza e gli effetti di questa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in quarantena all'interno di un ex manicomio per la paura del contagio, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Tra la violenza e la lotta per la sopravvivenza si inserirà la figura di una donna che, con un gesto d'amore, ridarà speranza all'umanità. 

Chiudete gli occhi e pensate per un secondo di vedere solo bianco, tutto bianco e nient'altro che bianco intorno a voi. Pensate ora all'orrore che provereste se aprendo gli occhi questo bianco persistesse, insinuandosi nella vostra mente, nei vostri incubi. Magari capiterà mentre siete fermi al semaforo ad aspettare il verde, dopo una lunga giornata di lavoro o mentre siete in fila alla cassa al supermercato o mentre fate l'amore. Saramago ci trascina in un vortice senza uscita, una sorta di universo parallelo irreale e spaventoso. Ma la cosa più spaventosa, la cosa veramente grottesca, è che la realtà distopica messa su da Saramago è tremendamente vicina alla nostra contemporaneità. Se è vero che l'uomo si distingue dagli animali grazie all'uso cosciente della ragione, qua assistiamo a un rovesciamento dei ruoliL'uomo perde la vista e con essa qualsiasi tipo di moralità. Il raziocinio viene spazzato via, sostituito dall'egoismo, bestia nera che cova e si rafforza nell'animo umano. I personaggi sono ciechi non solo nel senso letterale del termine, ma sono accecati dall'odio, dall'irrazionalità, prostrati a schiavi dei più gretti e rudi impulsi carnali, animaleschi. Non c'è nessuna volontà di opporsi, l'uomo si rivela per quello che realmente è, una bestia egoista incline alle più abiette decisioni pur di salvaguardare se stesso. Non c'è nessuna volontà di appellarsi a una qualsiasi etica morale, per non trascorrere la vita nell'oscurità simili alle bestie che natura volle chine a terra e schiave del ventre, come diceva Sallustio. E' come se perdendo la vista, l'uomo perdesse il senso critico, la ragione capace di distinguere tra giusto e sbagliato, bene e male. Non a caso, nel linguaggio comune si usa l'espressione "lume della ragione", che si confà ai pilastri dell'Illuminismo, usare i lumi della ragione contro il buio dell’ignoranza. Ed è proprio da questo vortice di buia ignoranza che l'uomo deve uscire facendo leva sulla sua coscienza, sulla sua moralità. A un certo punto della narrazione mi è venuta in mente quella frase del film Nuovo Cinema Paradiso (di Tornatore, 1988) che dice proprio "ora che ho perso la vista ci vedo di più". Ma in questo caso, quello che si vede altro non è che la vera natura umana: egoista, abietta, prepotente. 
Saramago è un incantatore; la sua prosa, sospesa tra il filosofico e il profetico, è lirica ed allegorica. Tutto ha una seconda chiave di lettura, da inserire in un contesto più grande. Ad esempio nella seconda parte quando entrano in una chiesa e le figure hanno gli occhi bendati o ancora quando incontrano lo scrittore cieco (che per quanto mi riguarda, potrebbe essere Saramago stesso) che sta scrivendo un libro sull'epidemia, anche se non può vedere (la letteratura può salvarci o è anch'essa speranza vana?). 
Lo stile narrativo di Saramgo è potente; ti spezza il fiato. Ad esempio nei dialoghi vengono omessi i caporali e questo contribuisce a creare quel senso di oppressione, claustrofobia, vertigine e sofferenza in cui vivono gli internati. Riesce a creare tutto questo senza connotazioni temporali o fisiche, senza nomi o volti. A cosa servono? A cosa serve un nome? Siamo tutti uguali. 
Il finale è uno squarcio di speranza, come un pallido sole che fa capolino in un mare lattiginoso. Potrà tornare tutto come prima, dopo aver visto e sperimentato sulla propria pelle di cosa è capace l'avarizia umana? E' la sfida umana, fuggire al mare lattiginoso che ci ottenebra la mente. 

venerdì 5 maggio 2017

April wrap up | Le cose di Aprile

Ma Aprile è già finito? Cosa è successo? Qualcuno fermi il tempo, perdio.
Aprile se n'è andato piuttosto in fretta e come ogni mese raccolgo le idee su tutte le robe che ho letto, sentito, visto e ascoltato e ne sproloquio abbondantemente. Sono soddisfatta perché districandomi tra mille consegne, esami e lezioni sono incredibilmente riuscita a leggere un sacco di robe belle.

Libri
Ho iniziato alla grande con Elementare Cowboy di Steve Hockensmith edito per Casa Sirio Editore. Non conoscevo assolutamente questo autore, ma seguendo la casa editrice sulla loro pagina Facebook, questo titolo mi era saltato all'occhio. Tra l'altro presi questo libro al Pisa Book Festival a Novembre, quindi già molti mesi fa, ma solo ad Aprile mi sono decisa ad immergermi tra cowboy e fuorilegge.
Siamo nel  Montana. I due fratelli Old Red e Big Red sono cowboy in cerca di fortuna. Old Red è riflessivo,silenzioso, intelligente e soprattutto fanatico di Sherlock Holmes. Big Red è scanzonato, ha una passione per alcool e donne (e non fa niente per nasconderlo). Giunti al ranch "Dollaro Barrato" per qualche mese di lavoro, si imbattono nel cadavere dell'amministratore. Big Red prega suo fratello di non intromettersi nella vicenda ma, quando anche un loro compagno viene ritrovato con una pallottola in testa, Old Red decide di emulare il maestro Sherlock Holmes e risolvere il caso. Tra cowboy, fuorilegge, e assassini la ricerca del colpevole porterà i due protagonisti in un vortice di segreti e omicidi da cui solo l'arguzia del grande maestro inglese potrà salvarli. E' stata una lettura davvero piacevole. La trama è rocambolesca, un sacco di avvenimenti si susseguono l'uno all'altro e seguiamo il corso delle indagini partecipando a tutti gli snodi più improbabili, dalle piste cieche, ai colpi di scena fino alla risoluzione dell'enigma. ll personaggio di Old Red, un novello Sherlock Holmes nei panni di cowboy, mi è piaciuto tantissimo. Sulle orme del suo beniamino cerca di riscattarsi mostrando le sue abili doti investigative. Senza contare che con il fratello formano una coppia vincente ma soprattutto esilarante. La nota piacevole di questo romanzo secondo me sono proprio i dialoghi, botte e risposte pungenti e davvero divertenti, proprio come in un duello tra cowboy. Se poi siete fan di Sherlock Holmes è da leggere sicuramente. 

Il secondo libro che ho letto è Tredici di Jay Asher. Nel corso dello scorso mese (e di questo e anche di quelli che verranno, temo) non si è praticamente parlato d'altro, complice la serie tv lanciata da Netflix si è discusso di Tredici praticamente ovunque. Io per prima ne ho già parlato in un post specifico (ne blatero a volontà qui) quindi non mi ripeterò. In breve non mi è piaciuto, l'ho trovato superficiale e a tratti veramente fastidioso. Ho visto anche la serie tv e mi è piaciuta sicuramente più del libro, soprattutto dal punto di vista "estetico". Sono state cambiate diverse cose rispetto al romanzo che hanno cercato di dare un po' di spessore alla trama, enfatizzando certe scene o certe decisioni dei personaggi ma, nonostante tutto questo, ci sono troppe cose che non mi convincono appieno. Secondo me manca tutto un approfondimento della parte psicologica che, se vuoi parlare di suicidio, è fondamentale. Il messaggio alla base resta comunque importante e imprescindibile, ovviamente è sempre bene che si parli di bullismo e si crei un senso di responsabilizzazione, soprattutto nei più giovani. 

Per rimanere in tema bullismo, nel mese di Aprile ho deciso proprio di fare una full immersion nel mondo dei più giovani (sarà che i 25 si avvicinano e faccio di tutto per credermi più giovane? Chissà). Ho letto Lo Sfigato di
Susin Nielsen, un libricino che nella sua semplicità mi ha conquistata totalmente. 
Ambrose Bukowski ha dodici anni ed è, per sua stessa ammissione, uno sfigato,cioè il bersaglio preferito di tutti i bulli della scuola. Ma non per questo si lascia scoraggiare: prende le cose con filosofia e vive la solitudine coltivando quella che è la sua vera passione, nonché l'unica cosa in cui veramente eccelle: lo Scarabeo. Quando per uno scherzo stupido dei compagni rischia di morire, la sua ultraprotettiva mamma decide di ritirarlo da scuola e farlo studiare a casa. È così che Ambrose si imbatte in Cosmo, il figlio venticinquenne della coppia greca che vive nell'appartamento sopra il suo. Il ragazzo è appena uscito di galera e per questo, ovviamente, la mamma di Ambrose gli proibisce anche solo di avvicinarsi a lui. Ma Cosmo ha l'età giusta per accompagnare Ambrose di nascosto al club di Scarabeo a cui sua madre gli ha vietato di iscriversi, ma non andrà tutto secondo i piani. E' un romanzo per ragazzi e nonostante sia piuttosto semplice mi è piaciuto molto. Attraverso gli occhi del ragazzino si affrontano il bullismo, l'amicizia, i pregiudizi e anche la crescita in modo sì serio ma allo stesso tempo anche scanzonato, proprio come farebbe un adolescente. 

Infatti, sempre per rimanere in ambito romanzi per ragazzi, ho letto Danza sulla mia tomba di Aidan
Chambers. Questo autore mi attrae molto, avevo letto Cartoline dalla Terra di nessuno con cui già mi aveva conquistata e piano piano voglio recuperare tutto. Aidan Chambers è noto per essere un grande scrittore per ragazzi, ma questo romanzo, nonostante venga appunto classificato sotto la letteratura per ragazzi, secondo me non ha età non ha target. Hal viene sorpreso a ballare sulla tomba di Barry Gorman, suo amico morto in un incidente di moto. L'assistente sociale chiamato a indagare sullo stato di salute mentale di Hal redige un rapporto. A questo s'intreccia il racconto del ragazzo, che ripercorre gli avvenimenti dell'estate: come ha conosciuto Barry e la relazione che è nata tra loro. Tutti i pensieri, le insicurezze, l'estasi e l'incertezza di ogni amore nascente, l'attrazione e lo scontro di due personalità opposte. La trama di per sé appare piuttosto semplice ma quello che rende questo romanzo unico sono proprio i personaggi, con tutte le loro paranoie, le loro insicurezze e tutto il vortice di emozioni che ne consegue. I personaggi sono caratterizzati nella loro interezza; si va a esplorare la loro sfera emotiva e sentimentale, che li mostra per quello che sono, cioè adolescenti fragili e insicuri alle prese con i primi dubbi esistenziali. Ma la cosa che più li rende reali è la presenza di una sfera sessuale. Di solito negli young adult è difficile trovare riferimenti espliciti (ma mai volgari eh) alla sessualità dei personaggi, come se questi non avessero impulsi o desideri. Aidan Chambers, attribuendo finalmente una dimensione sessuale a questi personaggi, fa sì che siano più veri, più concreti. Un bellissimo romanzo di formazione veramente per qualsiasi età. 

 Cambiando totalmente genere, due romanzi che ho letto (appartenenti allo stesso "genere", diciamo così) sono Superwoobinda di Aldo Nove e Zoo di Isabella Santacroce. Ne ho sproloquiato nel post precedente quindi non mi dilungherò oltre.
Superwoobinda mi è piaciuto tantissimo. E' una raccolta di racconti assolutamente folle e fuori di testa, in cui trash e pulp si fondono e creano un'aspra e cruenta critica alla società della televisione e del consumismo. Capisco che possa non piacere a tutti, sia per le scene cruente che per il linguaggio sboccato ma per me rimane un qualcosa di meraviglioso. Sulla stessa lunghezza d'onda ho letto Zoo di Isabella Santacroce. Questo romanzo in realtà non fa un uso del linguaggio particolarmente volgare ma è veramente un pugno allo stomaco. Una storia che trasuda odio e rabbia al punto di far venire una morsa allo stomaco per il dolore. In generale, se siete impressionabili o deboli di stomaco non consiglio particolarmente queste filone narrativo. 

Ultimo romanzo del mese è La Campana di vetro di Sylvia Plath. Unico romanzo di quest'autrice, fortemente autobiografico. Esther è una diciannovenne di provincia e una studentessa brillante, tanto che ottiene una borsa di studio a New York per lavorare in un'importante rivista. Nonostante si prospetti davanti a lei un futuro dalle più ampie aspettative, Esther accusa un malessere interiore, una forma di depressione silenziosa e subdola che piano piano la trascina a fondo. E' un romanzo che mi è piaciuto molto, in tutta la sua intensità e crudezza. Si traccia  un quadro critico della società, della condizione della donna e delle convenzioni sociali. La campana di vetro a cui si fa riferimento rappresenta un guscio soffocante in cui la protagonista vive e attraverso cui filtra la sua cognizione del mondo esterno. L'io individuale è continuamente sottoposto a continue pressioni riguardo codici di comportamento, aspettative, comportamenti ben precisi di fronte a cui si può accettare un compromesso o forzare un distacco rischioso e potenzialmente traumatico. Il senso di inadeguatezza e di insicurezza è palpabile e soffocante, come una mano invisibile che ti stringe alla gola e ti trascina sotto la campana di vetro, lasciandoti indifeso e inerme. 

Film & Serie Tv
Per quanto riguarda i film, nel mese di Aprile ho visto solo La Bella e la Bestia, al cinema. Carino ma niente di eclatante. Non ho ben capito la diatriba per quanto riguarda le canzoni, io l'ho visto in inglese (sottotitolato in cinese, mi pare giusto) e carino, una bella trasposizione, ma non mi ha emozionato particolarmente. 
Di serie tv ho visto solo Thirteen Reasons Why su Netflix, di cui basta giuro non parlerò più. 

Musica
Nel mese di aprile e in questo ultimo periodo in generale sono regredita alla mia fase adolescenziale più torbida, quindi come una vera teenager ecco la mia top five super giovane.
L'Anima non conta degli Zen Circus
Viva sempre degli Zen Circus
How Soon Is Now? degli Smiths
Asleep sempre degli Smiths
I Luv The Valley Oh degli Xiu Xiu 

E dopo questa mini playlist posso sentirmi un po' più giovane dentro e dormire serena. 

mercoledì 3 maggio 2017

Sui Giovani Cannibali e altre cose Pulp

Negli anni Novanta del XX secolo assistiamo a un cambiamento nella letteratura italiana. Per la prima volta, infatti, proliferano testi estremamente violenti e aggressivi caratterizzati da uno stile vorace completamente diverso rispetto a quello cui eravamo abituati in Italia. Proprio in questi anni assistiamo anche alla nascita di un esiguo gruppo di giovani scrittori che fanno capolino nel panorama letterario italiano. Molteplici sono le etichette che gli vengono affibbiate, alcune più appropriate come "scrittori dell'eccesso" o "neo-avanguardisti", altre più visionarie come "narrative invaders" o, per l'appunto, "cannibali". I protagonisti principali di questa nuova corrente letteraria sono Niccolò Ammaniti, Tiziano Scarpa, Aldo Nove e Isabella Santacroce. 
L'appellativo di Cannibali ricade addosso a questi autori, come un abito che li calza a pennello, grazie alla "prima antologia italiana dell'orrore estremo", intitolata appunto Gioventù Cannibale. Questo volume, a cura di Daniele Brolli, venne pubblicato a per la prima volta nel 1996 da Einaudi editore. Si tratta di una raccolta di racconti, in cui “undici sfrenati, intemperanti, cavalieri dell’Apocalisse” (come vengono definiti dallo stesso Brolli), inscenano situazioni visionarie, deliranti e al limite del paradossale. Gli autori in questione sono Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Daniele Luttazzi, Andrea I. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Stefano Massaron e Paolo Caredda. Il termine "Cannibali" gli viene definitivamente cucito addosso dai media dopo l'uscita della raccolta, a sottolineare una serie di caratteristiche che li accomuna, come il desiderio di liberarsi dai vincoli delle convenzioni letterarie e dalle teorie manieristiche dei loro predecessori.  Questo filone viene definito anche narrativa pulp; bisogna pensare, infatti, che nel 1996 in Italia arriva anche la famosa pellicola Pulp Fiction di Quentin Tarantino a stravolgere la percezione della narrazione e le modalità del racconto. Il termine pulp letteralmente significa "polpa" e porta subito la mente a pensare a qualcosa di viscido, vischioso come una poltiglia. Anche se in letteratura questa definizione si era già vista (basti pensare a Charles Bukowski e alla sua famosa opera chiamata appunto Pulp), nel caso dei Cannibali mantiene sì la stessa accezione, ma con una sfumatura diversa. I racconti dei Cannibali si distinguono per la presenza di storie terribili, assurde, paradossali ma, soprattutto, esasperate. Partendo da una realtà verosimile o quantomeno fittizia, si creano storie basate su paradossi tragicomici (a volte anche solo tragici) e si esaspera questa realtà fino a renderla la brutta copia di se stessa, un grottesco e macabro universo parallelo. Da un primo sguardo in superficie lo scopo della scrittura è provocare brividi di repulsione, mostrare un mondo pulp che gronda crudeltà e terrorizza con la sua mancanza di qualsiasi tipo di moralità. L'orrore, la violenza e il grottesco narrati dai Cannibali sono una vera e propria "testimonianza ieratica del male" (Emanuele Trevi, Spazzatura e violenza: sull’estetica cannibale).
Leggendo il tutto in chiave critica o cercando almeno di scavare più a fondo, vediamo chiaramente come il fine ultimo della scrittura dei Cannibali resta sì sconvolgere il lettore, cercando di scuoterlo dal suo intorpidimento, ma va ben oltre. Mostrano una realtà talmente esasperata da essere la parodia di se stessa. Le vicende narrate, che sembrano così astruse e paradossali tanto sono estreme non sono altro che una feroce satira verso la realtà che ci circonda. Il critico Marino Sinibaldi paragona il loro atteggiamento al “civettare con l’orrore", perché le disgrazie e la violenza vengono narrate con disincantata allegria. La scrittrice Julia Kristeva sottolinea come la realtà messa in scena dai Cannibali sia sdoppiata "tra il disgusto e il riso, l’apocalisse e il carnevale". A proposito dell'antologia Gioventù Cannibale, Daniele Luttazzi sostiene che "fu un'antologia profetica: intellettuali come Mauri e Guglielmi la criticarono perché secondo loro conteneva una narrativa lontana dalla realtà italiana. Dopo qualche mese, l'Italia conobbe i casi del mostro di Firenze, del serial killer ligure, di Erika e Omar, dei satanisti lombardi eccetera. Gli artisti hanno le antenne e sentono in anticipo quello che sta per arrivare". Dei veri e propri visionari dell'assurdo.

Tutto questo entusiasmo per questa "corrente letteraria" è riemersa in me nell'ultimo periodo. Niccolò Ammaniti è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto e avevo letto la raccolta Gioventù Cannibale un
bel po' di anni fa. E' un filone che mi stuzzica particolarmente e proprio per questo lo scorso mese ho deciso di recuperare un paio di chicche che mi ero persa per la via. Il primo libro è Superwoobinda di Aldo Nove. Conoscevo già l'autore,  di cui avevo già letto "Amore mio infinito" (tra l'altro letto in seconda o terza media e l'avevo adorato, meraviglioso) e "Fuoco su Babilonia" (una raccolta di poesie che invece non mi aveva entusiasmato particolarmente). Superwoobinda è una raccolta di racconti che, detto senza mezzi termini, o si ama o si odia (come del resto un po' tutti i Cannibali). Io, manco a dirlo, l'ho adorato. Sono racconti assolutamente folli e allucinanti ma secondo me incarnano perfettamente il "modello cannibale" secondo cui, partendo da una realtà apparentemente normale, si snodano risvolti inaspettati, talvolta violenti e disturbanti, tanto da rendere il tutto un enorme caricatura grottesca e bizzarra. I racconti di Superwoobinda sono brevi (una media di due pagine e mezzo), immediati, si interrompono con parole tronche lasciate sospese lì a mezz'aria, spesso senza punteggiatura. Sono stati paragonati a trasmissioni televisive, o meglio, al risultato che si ottiene quando una persona, seduta in poltrona, fa zapping con il telecomando, scorrendo tra le migliaia di notizie, telegiornali, stragi, volti, nomi, pubblicità. Una sfrenata satira nonché una lucida critica verso il mondo della televisione, del consumismo, delle stragi folli, del trash tracotante. Mi rendo conto che sia estremo (a tratti esageratamente volgare) e che quindi si sia portato dietro commenti non troppo entusiastici da parte della critica ma, secondo me, resta comunque uno specchio sulla cruda realtà della nostra contemporaneità (in questo caso in realtà parliamo degli anni 90, popolati dalle varie Ambra Angiolini e Spice Girls, ma cambiando i nomi con qualcosa di attuale, il risultato non cambia), in cui situazioni che sembrano così cruente e mostruose siano invece estremamente (e tragicamente) realistiche. 
"La vita è praticamente un concerto delle All Saints, qualcosa di brutto. Le Spice, sono qualcosa di superiore."

L'altro libro è Zoo di Isabella Santacroce, un'autrice di cui non avevo mai letto niente. Per descriverlo veramente in tre parole, direi che questo libro è un pugno allo stomaco. Di quelli dati bene, con forza. Un padre remissivo, una madre esuberante, una figlia candida (che non lo è poi così tanto) e lo zoo intorno a loro. Una gabbia che loro stessi hanno costruito intorno a loro, con sbarre fatte di odio mascherato da amore, ricatti e sentimenti repressi. Il fulcro fondamentale di questo romanzo non è tanto la trama di per sé (di cui non voglio svelare troppo, è una piacevole agonia scoprirla piano piano, con estrema cautela), quanto le sensazioni e le emozioni imprigionate nello zoo. Questo romanzo trasuda rabbia, rancore, cattiveria e vi farà venire un nodo alla bocca dello stomaco e corrucciare la fronte per il dolore che sprigiona. Dal rapporto padre-figlia morboso e indissolubile a quello madre-figlia che causerà un vortice di odio e risentimento tanto potente da spazzare via qualsiasi sentimento vero, puro. Tutto è corrotto dalla rabbia, da quel bisogno primitivo che ci rende tanto simile a bestie che seguono l'istinto, gli impulsi primordiali. Meraviglio e massacrante, per lo stomaco e per l'anima. 

sabato 29 aprile 2017

Book Tag 25 domande sui libri

Dunque dunque, sono stata taggata da Maria del blog Capitolo Zero in questo tag troppo carino. Tra l'altro casca proprio a pennello, perché ho appena finito di leggere dei libri veramente belli, tanto che son tre giorni che ci giro intorno e non trovo le parole per parlarne. Quindi, mentre raccolgo le idee mi sembra giusto trastullarmi con i tag troppo carini.  Come in tutti i tag che si rispettino ci sono delle regole da seguire, vediamo di non fare casino come al solito. Le regole sono:
1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
2. Cita sempre chi ha creato il tag, in questo caso Racconti dal passato
3. Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato. Come ho detto la carinissima Maria di Capitolo Zero Blog
4. Usa come immagine quella in cima a questo post

1.Come scegli i libri da leggere?
Di solito mi affido alle recensioni che trovo in giro su youtube, blog, goodreads anobii et similia (quanto sono social). Credo veramente siano una fonte preziosissima nonché una miniera di titoli e autori da scoprire. Difficilmente scelgo un libro totalmente a scatola chiusa e se lo faccio mi affido al mio sesto senso e mezzo (che ovviamente non sempre ci prende). Comunque solitamente sono molto testarda e se mi viene in mente che devo leggere esattamente quel libro esattamente in quel momento deve essere così o qualcuno ne pagherà le conseguenze.

2.Dove compri i libri: in libreria o online?
Preferisco comprarli in libreria per una serie di motivi che qualsiasi lettore potrà facilmente comprendere. C'è tutto un rituale sacrosanto nell'andare in libreria, guardare i libri, sfogliarli e contemplarli giusto per quelle 4-5 ore assolutamente necessarie (roba che il malcapitato che vi accompagna cerca modi meno dolorosi di uccidersi). Però devo dire che da quando mi sono trasferita all'estero compro soprattutto online. Sia perché acquisto principalmente ebook, sia perché fanno sempre queste fantastiche offerte a pochi euro, che scatenano il mio desiderio di comprare cose totalmente a caso (trattato sulla condizione dei Bonobo in Congo a 2 euro? Mio assolutamente)

3.Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro oppure hai una scorta?
Dipende. Teoricamente ho la scorta, roba che avrei libri da leggere anche nel caso di un'apocalisse zombie. Però è anche vero che mi piace leggere un libro che ho appena comprato, quindi direi una diplomatica via di mezzo.

4.Di solito quando leggi?
Sostanzialmente quando ho tempo. Mi piace leggere la sera prima di andare a dormire, però dipende, a volte ho così sonno che collasso sbavando sul libro, quindi insomma, quando ho tempo. Ultimamente sto leggendo in metro tra uno spostamento e l'altro (combattendo duramente per la conquista di un posto che vecchietti scansatevi).

5.Ti fai influenzare dal numero delle pagine quando compri un libro?
No, dai. Però se un libro è particolarmente voluminoso e so che in quel periodo sono davvero molto impegnata e ho poco tempo per leggere (riferimenti a fatti riguardanti la mia attuale situazione sono puramente casuali), scelgo magari di leggerlo in un periodo in cui sono un po' più libera per godermelo di più.

6.Genere preferito?
Oddio mi mette sempre in crisi questa domanda, non so mai cosa rispondere. In realtà non mi piace la letteratura di genere (ecco, l'ho detto che liberazione). Però insomma, cerco di leggere un po' tutto senza farmi condizionare.

7.Hai un autore preferito?
Non ho un autore preferito in assoluto. Ce ne sono diversi che mi piacciono molto. Alcuni sono quelli che quando pubblicano un libro nuovo mi fiondo a comprarlo subito tipo corsa 100 metri di Bolt, altri sono quelli morti e sepolti che vorrei tanto tornassero in vita per scrivere ancora e ancora e ancora. Dovessi dirne due assolutamente random direi Ammaniti e Salinger.

8.Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Non saprei, mi piaceva leggere quando ero piccola e non ho più smesso. Non nel senso che leggo ininterrottamente da quando avevo 5 anni, però insomma quasi. Sicuramente un po' di merito - colpa? - è di mia mamma e della maestra Maria, la mia insegnante di prima elementare.

9.Presti libri?
Dipende da chi me li chiede. Li presto solo a persone di cui mi fido, ovviamente. E faccio firmare un patto di fedeltà col sangue, nulla di che. (No scherzo, però ci vado vicina)

10.Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi insieme?
Invidio quelle persone che riescono a leggere quattro o cinque libri alla volta, io proprio non ci riesco. Preferisco leggere un libro alla volta, sono monogama.

11.I tuoi amici/famigliari leggono?
Sì soprattutto mia mamma, grande lettrice e accumulatrice seriale. Da qualcuno avrò pur preso no?

12.Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende dal libro, chiaramente. Posso finirlo in pochi giorni (ma anche in mezza giornata lo ammetto) o trascinarmelo dietro per mesi.

13.Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Come no, perché c'è qualcuno che non lo fa? Sono una piccola stalker, sbirciare sempre e comunque con tanto di collo a mo' di giraffa e occhi fuori dalle orbite (che eleganza eh).

14.Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne uno soltanto quale sarebbe?
No dai, non si fa. Che domanda è? E' come chiedere a un genitore quale figlio preferisce.

15.Perché ti piace leggere?
Non mi sono mai posta la domanda in modo serio. E' parte di me, semplicemente.

16.Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Se leggessi solo libri che possiedo sarai probabilmente povera. Felice sì, ma povera. In Italia praticamente vivevo in biblioteca (ci ho anche lavorato per un anno, quindi sì, ecco...Non è esattamente un modo di dire). Adesso non mi faccio fermare dalla distanza e con il prestito digitale leggo tranquillamente ebook in prestito. Viva la tecnologia, che bello essere poveri.

17.Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Ce ne sono diversi perché non mi faccio troppi scrupoli ad abbandonare un libro. Life is too short per leggere libri brutti. Sicuramente Novecento di Baricco. Non che sia un libro brutto eh, però non me ne vogliate ma io proprio con Baricco non ce la faccio, non ci capiamo.

18.Hai mai comprato un libro solo perché aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Allora, in realtà  no. Cioè non è che scelgo i libri solo ed unicamente per la copertina. Magari scelgo un'edizione piuttosto che un'altra se la copertina mi piace di più. Poi visto il mio feticismo per le edizioni particolari/rare/carine/simpatiche/con disegni a caso meravigliosi, allora sì è la fine.

19.C’è una casa editrice che ami particolarmente, e perché?
Ce ne sono tante in realtà, dalle più piccole indipendenti ai grandi colossi.

20.Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni “al sicuro” dentro casa?
Certo che li porto dappertutto. Tra l'altro probabilmente sono più al sicuro in spiaggia o sull'autobus che in casa mia (giuro non sono disordinata, è che i buchi neri si generano da soli ogni giorno). E poi di solito leggo sul kindle che ho sempre in borsa.

21.Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Ce ne sono diversi. Il primo che mi è venuto in mente è Il Piccolo Principe. Non è tra i miei preferiti devo essere sincera, ma mi è stato regalato da mia cugina quando avevo nove anni, perché 'un bambino non può non aver letto il piccolo principe'. E aveva ragione.

22.Come scegli un libro da regalare?
In base ai gusti della persona a cui devo regalarlo, direi. E' capitato anche che regalassi un libro che era piaciuto tanto a me, però solo se conosco bene la persona e so che verrà apprezzato. Nel caso in cui fossi costretta a regalare un libro, tipo che mi puntano una pistola alla testa e mi dicono regala un libro a un perfetto sconosciuto (uno scenario molto plausibile tra l'altro) sceglierei qualcosa di Roald Dahl o un bel classicone.

23.La tua libreria è ordinata secondo un criterio, o tieni i libri in ordine sparso?
La mia libreria in Italia certo come no, ordinatissima. In scala cromatica proprio. No, è decisamente un casino. Tra l'altro non ho una singola libreria, ne ho due o tre sparse. Ci fu stato (in un remoto regno) un tempo in cui i libri avevano un senso, sistemati per casa editrice ma è solo un ricordo lontano. Qua ho eliminato direttamente il problema perché ahimè non ho una libreria. Ma ci lavorerò (o mi butteranno fuori di casa, più probabile).

24.Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Sì, anche se di solito le leggo a capitolo terminato per non guastarmi la lettura.

25.Leggi eventuali introduzioni, prefazioni e postfazioni dei libri o le salti?
Se le introduzioni o prefazioni sono state scritte da autori che mi piacciono molto o di cui ho grande stima sì, le leggo subito e con piacere, altrimenti salto direttamente al primo capitolo e poi recupero la prefazione a lettura ultimata, per chiarire meglio i  concetti. Nel caso di classici o libri di autori molto conosciuti le leggo sempre, per capire il quadro d'insieme, dove siamo e di cosa stiamo parlando. In generale comunque sono importanti per capire meglio l'opera, quindi sì le leggo sempre.


Come sempre la sintesi non è il mio dono e come sempre sono una ribelle nell'anima. Non taggo cinque persone ma sentitevi tutti taggati, è sempre bello leggere le abitudini (o manie, o feticci...) di altri lettori.