venerdì 3 febbraio 2017

Wrap up January | Le cose di Gennaio

Gennaio non è stato un bel mese per me. Sono successe molte cose, alcune non molto belle che mi hanno portato ad avere un umore altalenante, tendenzialmente cupo. Questo, inevitabilmente, si è riversato su molti aspetti della mia vita, compresa la lettura. Non volevo nemmeno farlo questo recap del mese, tanto vorrei spazzare via gennaio senza degnarlo della minima considerazione, ma alla fine ho deciso che il miglior modo per esorcizzare un brutto periodo è proprio affrontarlo a muso duro. Quindi, ecco le cose che ho letto, visto e ascoltato in queste mese.
Iniziamo con le letture. 
Come dicevo il mio umore non è stato dei migliori e questo ha influenzato molto le mie letture. Non ho letto molto - almeno, per i miei standard - quantomeno, come si dice, pochi ma buoni. Il primo romanzo che ho letto è stato 'Le otto montagne' di Paolo Cognetti (se volete leggere il mio parere in modo più approfondito ne ho sproloquiato abbastanza qui).
Paolo Cognetti è un autore che mi piace veramente molto (e dalle interviste che ho letto mi sembra anche una bella persona). Almeno da questo punto di vista ho iniziato bene l'anno, perché Le otto montagne è un romanzo di formazione veramente intenso. Una storia di crescita, di legami, di amicizie, di amori e di perdite.  Pietro e Bruno sono due facce della stessa medaglia, la montagna li unisce e li divide allo stesso tempo. La leggenda delle otto montagne si chiede se 'avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?" parabola perfetta dell'amicizia che lega Pietro e Bruno.  Una lettura riflessiva e intima, sui valori della vita. L'altro romanzo che ho letto è stato 'Le ragazze' di Emma Cline. Ne ho abbondantemente parlato nel post precedente quindi mi limito a dire che è stato una piacevole sorpresa. Soprattutto se pensiamo che si tratta del romanzo d'esordio di una giovanissima autrice americana non si può far altro che rimanere pienamente soddisfatti. Un romanzo sull'adolescenza, sull'accettazione la disperata e dissacrante ricerca del sé come identità individuale.
Gli  altri due volumi che ho letto sono due graphic novels cioè Fun e il suo seguito More Fun di Paolo Bacilieri.  Sono due graphic novels che parlano di uno dei pilastri della cultura statunitense - prima -  e nostrana - poi - ovvero le parole crociate. Come nascono? Come si evolvono? Ma, soprattutto, come riescono ad ottenere il successo travolgente che hanno avuto negli anni? In un viaggio che parte da New York in una gelida mattina di inizio secolo  ripercorriamo le tappe di questo ormai famosissimo passatempo che ha accompagnato la nostra cultura di generazione in generazione, fino alla creazione dell'attuale Settimana Enigmistica. Le tavole sono evocative, i palazzi, le finestre, le strade, tutto richiama lo schema a quadratini bianchi e neri. L'autore ci trascina in un viaggio a tratti surreale e senza dubbio rocambolesco. Paolo Bacilieri ha infatti uno stile ironico e pungente che più di una volta ti strappa un sorriso e ti lascia interdetto. Se, come me, siete appassionati di parole crociate è proprio una chicca da leggere. 

Serie tv
Vergogna e sciagura su di me, questo mese sono stata completamente assorbita  dalla visione di Pretty Little Liars. Allora, allora prima di dire altro (don't judge me) piccola premessa. Io avevo cominciato a guardare questa serie anni fa, quando uscì. Arrivata alle quarta stagione arrancai drasticamente (stava veramente degenerando) e smisi di guardarla. Da quando l'hanno caricata su Netflix mi è partito questo rewatch selvaggio e non sono riuscita ad esimermi dal riguardarla da capo. Siamo tutti d'accordo che Pretty Little Liars è un teen drama caratteristico per i suoi picchi trash a cui poche serie tv sono arrivate ma, nonostante questo, ha un fascino quasi ipnotico su di me. Sicuramente perché tutto sommato è ben costruito e una delle peculiarità sono proprio i plot twist (forse bastava meno, uno a episodio mi pare anche troppo) che lo rendono intrigante e ti tengono incollato allo schermo. Poi devo dire che uno dei motivi per cui ho deciso di rivederlo sono proprio le uscite trash che mi regala ogni volta (vogliamo parlare di queste ragazzine di sedici anni che vanno a scuola vestite che boh, io manco in discoteca il sabato sera).

Film
Questo mese ho visto due film al cinema.
Il primo è Collateral Beauty (regia di David Frenkel). Scelto alla cieca, senza sapere niente sulla trama e spinta soprattutto dal cast infatti quando ho visto Will Smith, Kate Winslet, Kiera Knightley e Edward Norton mi si sono illuminati gli occhi. In realtà mi ha deluso parecchio. Non che sia un film brutto ma forse mi aspettavo qualcosa di più e invece mi è apparso piuttosto banale. In breve, è la storia di Howard un manager di grande successo che non riesce a superare la perdita della figlia di appena sei anni. I suoi tre migliori amici e colleghi si impegnano per trovare un espediente per far sì che Howard superi il lutto e salvi la società per cui lavorano. 
L'ho trovato un po' forzato in alcune scelte e in generale decisamente troppo amplificato: il tema centrale sembra essere la sofferenza. Forse persino troppo.
L'altro film visto, visto di recente, è La La Land (regia di Damien Chazelle). Allora, ero molto molto scettica a riguardo e ad essere sincera non volevo nemmeno troppo vederlo. Il motivo principale è che odio i musical (ebbene sì, l'ho detto). Che poi non è vero che li odio, ci sono delle eccezioni. Diciamo che se devo scegliere evito i musical. Sono stata spinta da tutte le nomination (ben 14!) e alla fine mi ha sorpreso. Scenografie pazzesche e regia tecnicamente impeccabile. Emma Stone e Ryan Gosling fantastici, soprattutto Ryan Gosling che ho trovato eccezionale. La storia, nonostante sia essenzialmente molto semplice, è spettacolarizzata dalle coreografie e dalla sceneggiatura. Il messaggio di fondo è dolce-amaro. Insegui i tuoi sogni, credi in te stesso, lotta per avere quello che vuoi, ma forse è anche giusto scendere a compromessi, forse è necessario sacrificare qualcosa.
Il finale sulle prime mi ha lasciato interdetta, ripensandoci dopo credo sia stato il finale perfetto. Quella nota amara che ti riporta un po' con i piedi per terra e ti ricorda che la vita sì è bella, ma le favole in fondo non esistono.

Musica
Nel mese di gennaio è uscito L'amore e la Violenza, ultimo album dei Baustelle. Io sono una grandissima fan dei Baustelle (avevo anche letto il libro di Francesco Bianconi, una vera groupie) e la notizia del nuovo album mi aveva infervorata da morire. Ovviamente non ha deluso le mie aspettative, anzi. Sicuramente mi è piaciuto tanto perché mi ha ricordato molto Il sussidiario illustrato della giovinezza, che pubblicarono nel (lontanissimo!) 2000. Le tematiche care ai Baustelle (l'amore, la morte, la giovinezza, i preti) sono presenti anche qua e rappresentano il fulcro centrale. La differenza con i precedenti album si ha nella retrospettiva: mentre nel Sussidiario illustrato della giovinezza si affrontavano questi temi secondo un'ottica giovanile, quasi adolescenziale, qua li affrontiamo con una maturità del tutto nuova. Non siamo più i sedicenni disarmati e attoniti di fronte ai primi amori, al sesso, a quella voglia incontenibile di fuggire dalla provincia. Nell'Amore e la violenza siamo giovani adulti, ancora alle prese con l'amore, il sesso e la voglia di fuggire ma abbiamo gli strumenti per affrontarli o almeno per combattere dignitosamente. Questo album per me rappresenta la crescita dall'adolescenza all'età pre-adulta, un percorso interiore che sono felice di aver intrapreso insieme ai Baustelle.