giovedì 27 luglio 2017

Liebster Award 2017

Con immenso e clamoroso ritardo arrivo anche io. Sono stata nominata - stile Grande Fratello 2002 - in questo simpaticissimo e prestigiosissimo premio (tutto così issimo che sono prossima al Nobel) non da una, non da due non da tre, non da quattro bensì da cinque personcine carine, Julia di Tanto non importa, Mami di Mami tra i libri, Mariarca di La letteratura di Eva, Lucia di Rukias nel mondo dei libri e Silvia di Felice con un libro . Ci quattro semplici regole da rispettare, così semplici che sicuramente farò casino come al solito, ma è tutto nella norma.  Dunque, le regole sono:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Ovviamente ringrazio tantissimo tutte le ragazze che mi hanno nominato. La parte migliore dell'avere un blog è proprio condividere un pezzetto del proprio mondo con altre persone o, come nel mio caso, anche solo blaterare a caso ed avere comunque persone che si prendono la briga di leggere quello che scrivi. Tra l'altro tutte le ragazze che mi hanno nominato hanno dei blog super interessanti che seguo sempre con estremo piacere, quindi sono doppiamente contenta. Bene, visto che siamo solo al primo punto e io ho già sproloquiato a sufficienza direi di proseguire. Ora, io vorrei rispondere a tutte le domande anche se mi rendo conto che verrà un post ipermegagiga galattico, però ci tengo comunque a farlo quindi vi autorizzo a skippare senza pudore, vi do una pacca sulla spalla e vi capisco. 

Le domande di Julia:
1. Raccontaci un tuo ricordo d'infanzia bello o divertente.
Ok, ce ne sarebbero tipo millemila ma ho scelto un ricordo buffo/imbarazzante. Presente no quei ricordi imbarazzanti che fanno ridere tutti a crepapelle e che i tuoi familiari non perdono occasione di rinfacciarti, anche di fronte ad estranei? Ecco, quello. Avrò avuto 7/8 anni ed ero in vacanza in montagna con i miei genitori e i miei zii. Eravamo a mangiare in una baita quand'ecco che un'ape o una bestia simile, punge mio fratello sul braccio. Mio fratello che era - ed è tutt'ora - la regina del melodramma comincia ad urlare "portatemi al pronto soccorsooo voglio andare all'ospedaleee" (roba che centodiciootto-chiamate il centodiciotto levati). Al che io, sorella premurosa, esordisco con un "Fermi tutti. Prima mangiamo il dolce, poi andiamo all'ospedale" Ecco, i miei mi prendono ancora in giro e io tutt'ora non capisco assolutamente cosa avessi detto di male. Avevo solo ben chiare le mie priorità. 
2. Parliamo di look. Ne hai mai avuti di bizzarri, osceni o quanto meno imbarazzanti? Tutti abbiamo avuto tagli di capelli o scelte stilistiche, almeno in fase adolescenziale, di cui vergognarci profondamente. Abbi coraggio e svelaci i tuoi!  
Stiamo scherzando vero? Sono la regina dei look trash. La verità è che a quindici/sedici anni ero uno strano ibrido tra una punk, una metallara e una scappata di casa. Indossavo solo magliette di gruppi dai loghi improponibili, la mia preferita restava comunque quella degli Iron Maiden che, per rendere ancora più trash di quanto già non fosse, avevo tagliato e bucherellato. Per non parlare dei capelli. Il mio colore naturale è un banalissimo castano chiaro tendente al biondo, che ovviamente non era abbastanza trash per i miei standard. Negli anni li ho tinti di rosso, viola, blu, castano scuro, nero e biondo platino. Adesso, finalmente aggiungerei, sono tornati del mio colore naturale e sto solo aspettando che cadano dopo tutti i maltrattamenti subiti. 
3. Hai mai fatto sport? Oppure suonato qualche strumento musicale? Se sì, a che livello? Raccontaci le tue esperienze, oppure, se non l'hai mai fatto, quale sport avresti voluto praticare/strumento musicale suonare?
Ho giocato a pallavolo per diversi anni poi ho smesso ma ho comunque continuato a giocare fino all'anno scorso, a livello amatoriale. Credo sia l'unico sport che abbia veramente amato e con il senno di poi mi dispiace aver smesso di giocare a livello agonistico, anche se era effettivamente molto impegnativo. Per quanto riguarda gli strumenti no, non so suonare una ciufola di niente. Quando avevo 13/14 anni mio fratello aveva una band con alcuni amici (ma facevano cagare) e mi sarebbe piaciuto imparare a suonare la chitarra o il basso (ma facevo cagare)
4. Sì sa, i social e gli smartphone hanno devastato il cervello un po' di tutti. Quale social o app ti ha creato maggiore dipendenza?
Probabilmente facebook e instagram, mi scoccia ammetterlo ma in parte è così. 
5. Quale personaggio, ahimè passato ormai a miglior vita, ti sarebbe piaciuto incontrare? Perché?
Difficile questa! Fabrizio de André e Salinger. Sono i primi che mi sono venuti in mente. Per dirgli grazie e ubriacarmi col loro tutta la notte.
6. Se soffrissi di personalità multipla, che caratteristiche potrebbero avere i tuoi alter ego?
Mi immagino una cosa stile diavoletto e angioletto sulle spalle che mi indicano la giusta cosa da fare. Della serie "che faccio lo mangio un altro po' di gelato?"
Angioletto: No dai, in realtà non lo vuoi veramente.
Diavoletto: SIII DAMMI QUELLA VASCHETTA PRENDI IL CUCCHIAIO GRANDE
Che poi, non è molto lontano dalla realtà.
7. Una persona famosa - in qualsiasi campo - che stimi molto. Parlaci di lui/lei e del perché la/lo ammiri.
Questa è difficile! Ce ne sono così tante che non so dove andare a parare. Ti rispondo come ti avrebbe risposto la me di 10 anni (che non è poi così diversa dalla me di adesso), cioè Bianca Pitzorno. Da piccola desideravo essere come lei o di essere adottata da lei perché per me rappresentava una mistica figura di riferimento a cui aspirare.
8. Una cosa del tutto superflua che compreresti se avessi soldi da buttare dalla finestra.
Il mio lato materialista grida vestiti, trucchi, scarpe, borse. In questo ordine. A mia discolpa devo dire che la prima cosa che ho pensato è stata "tonnellate di libri!" o "biglietti aerei!" però hai detto superflua, quindi. 
9. Hai la possibilità di avere una casa in qualunque posto tu voglia. Dove vai ad abitare e con chi?
Non so rispondere a questa domanda, perché attualmente vivo a Singapore e se me l'avessero detto qualche anno fa avrei riso fino alle lacrime. Se c'è una cosa che ho capito è che non conta il posto se c'è la persona giusta. 
10. Un alimento o bevanda del quale non potresti mai, per nessun motivo, fare a meno.
Non esiste un cibo o una bevanda di cui non posso proprio assolutamente per nessun motivo al mondo farne a meno. Diciamo che per necessità ho dovuto abbandonare i miei cibi preferiti e mi sono adattata piuttosto bene. Posso dirti però che il cibo toscano in generale mi manca tantissimo e ora come ora sarei pronta a donare un rene per un piatto di tordelli col sugo. O le lasagne di mia mamma. O i maccheroni al ragù di mia nonna. Sì, insomma, ci siamo capiti.
11. Cos'è che ti fa ridere fino alle lacrime?
I film demenziali anni '90 (Austin Power, Una pallottola spuntata, Frankenstein Junior). Ho un umorismo sottile come un baobab, mi rendo conto. 

Le domande di Mami:
1. In quale città nel mondo ti piacerebbe vivere e perché?
Dublino. Strano, visto che è l'esatto opposto di dove vivo adesso. E' una città bellissima che mi è rimasta nel cuore (come tutta l'Irlanda, del resto). In realtà sono piuttosto aperta a diverse possibilità, vedremo dove andrò a finire (molto fatalista oggi)
2. C'è una storia che ti piacerebbe leggere ma non è ancora stata scritta? 
Probabilmente è già stata scritta e ancora non l'ho letta. O magari la scriverò io. 
3. Il tuo classico preferito?
Il giovane Holden e il Grande Gatsby. 
4. Una canzone che sembra essere stata scritta apposta per te?
Una qualsiasi dei Led Zeppelin e sto. Ah e ovviamente Quasi Adatti dei Tre Allegri Ragazzi Morti che da il nome al mio blog.
5. Leggi solo in italiano o anche in lingua straniera? Quale?
Leggo in italiano (ma dai, giura) e in inglese. 
6. Qual è il tuo dolce preferito?
Pere e cioccolato. O la sacher. O la cheescake. Vabbè insomma, basta che sia un dolce.
7. Ti piace la poesia? Se sì, chi è il tuo poeta preferito?
Mi piace molto la poesia. Montale è uno degli autori che preferisco, ma mi piace anche leggere la poesia contemporanea (soprattutto autori italiani)
8. Se dovessi svegliarti e trovarti a essere per un giorno nei panni di un qualsiasi autore a tua scelta, chi saresti e perché?
Quanto sono banale se rispondo Ammaniti? 
9. Un colore che ami e un colore che odi.
Oddio questa mi coglie impreparata. Non ci sono colori che odio, mentre mi è sempre piaciuto il giallo. Però ecco, alla fine mi vesto sempre di nero, come parabola della mia vita. 
10. Cosa sognavi di diventare da bambina?
Ho attraversato diverse fasi. Veterinaria, maestra, pallavolista, scrittrice. Ancora sto cercando di capirlo eh. 
11. Qual è un film che ti ricorda la tua infanzia?
Tutti quei film trashissimi anni '90. Flubber, Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, tutti quei film che davano su Disney Channel. Che probabilmente guardavo solo io nel mondo.

Le domande di Mariarca 
1. Quando ha avuto inizio la tua passione per la letteratura?
Non saprei identificare un momento preciso. Comunque direi alle elementari. In prima elementare la maestra Maria ci faceva scegliere tra i libri della scuola e credo abbia contribuito a rendermi la lettrice compulsiva che sono oggi.
2. Hai mai letto un libro che abbia suscitato in te ribrezzo?
Non so se ribrezzo è inteso in questo senso, ma qualche anno fa ho letto il libro più trash nella storia dei libri trash (che Matteo Fumagalli levati). Ti porto via con me di Kristen Proby, una specie di young adult soft porno e il ribrezzo è scaturito in me pensando che quell'abominio è pensato per ragazzini di tredici/quattordici anni. 
3. Qual è il tuo autore preferito?
Niccolò Ammaniti e Salinger
4. Cosa provi quando osservi la tua libreria?
Molta malinconia. No, ok il fatto è che qua non ho una libreria. Solo una pila sbilenca sul comodino. Se penso alla mia libreria in Italia, invece, mi viene in mente il caos più totale, perché non c'è nessun tipo di ordine se non "infila i libri dove entrano totalmente a caso senza una qualsiasi logica". 
5. Sottolinei le frasi che ti colpiscono di più in un libro che stai leggendo?
Sì, mi capita spesso. Per un periodo me le segnavo anche su un quadernino, ma poi la mia incredibile pigrizia (leggi: completa mancanza di costanza) mi ha fatto desistere.
6. Trascrivi le citazioni da qualche parte? 
Ecco, appunto. Ci ho provato ma sono totalmente pigra. 
7. Hai delle particolari abitudini da lettore?
No, nessuna in particolare. Che pessima lettrice, mamma mia. In generale però mi piace leggere con calma, non so se mi spiego. Cioè in momenti in cui so di avere tutto il tempo che voglio per rilassarmi e leggere con attenzione. Non mi piace leggere di fretta o in ambienti in cui mi distraggo troppo.
8. Che genere di romanzi coinvolge maggiormente la tua anima di lettore?
Romanzi di formazione e saghe familiari. 
9. Personaggio maschile che ammiri di più?
Personaggio letterario? In ogni caso, rispostona superprevedibile, Holden Caulfield del Giovane Holden.
10. Cosa cerchi in un nuovo libro?
Spunti di riflessione e una storia che mi coinvolga totalmente, uno di quei libri che quando lo finisci ti sembra di aver perso un amico.
11. Quale libro consiglieresti sempre?
Ti prendo e ti porto via di Ammaniti, Superwoobinda di Aldo Nove, Norwegian Wood e Kafka sulla Spiaggia di Murakami, Il Giovane Holden e Frannie e Zoe di Salinger (AH, dovevo dirne uno?)

Le domande di Lucia
1. Qual è il tuo gelato preferito?
Pistacchio e nocciola tutta la vita.
2. Sei mai stato/a all'estero? Se sì, dove?
Questa me la gioco facile, visto che ci vivo all'estero. Attualmente vivo a Singapore, sono stata in Thailandia, nelle Filippine e ho altre mete in programma a breve. In Europa sono stata solo in Francia, Irlanda, Londra e Barcellona (per ora, s'intende).
3. Un libro che hai in libreria da moltissimo ma che non riesci a leggere per vari motivi.
Sono tanti, purtroppo (nella mia libreria italiana, ovviamente). Uno su tutti è il Petalo Cremisi e il Bianco di Faber, comprato una moltitudine imprecisata di anni fa e mai aperto (diciamo che la mole mattonesca non aiuta)
4. Ti piace la tua libreria? (libera interpretazione)
Ripeto ancora una volta... Quale libreria? Un giorno quando sarò ricca (??) e potrò spendere tutti i miei soldi in libri e librerie (??) avrò una stanza gigantesca solo per i libri. 
5. Utilizzi goodreads?
Sì e cerco di aggiornarlo costantemente. Lo utilizzo molto per leggere le recensioni di libri che vorrei leggere, ma senza prendere per oro colato quello che leggo, ovviamente.
6. Hai mai preferito un film al libro? Se sì, quale?
La serie tv di tredici vale? Molto meglio del libro, secondo me. Lo so, l'avrò detto mille volte quindi mi taccio.
7. Hai mai pianto in pubblico per un libro?
Sicuramente sì, sono una pippa per queste cose, se poi capita il libro giusto nel momento sbagliato è la fine. L'ultima volta di cui ho memoria è stata con Stanza letto armadio specchio di Emma Donoghue, ero in biblioteca e ho pianto come una scema senza neanche controllare se qualcuno mi stesse guardando. 
8. Credi che la lettura sia principalmente per donne?
Interessante domanda. Ci sarebbe da parlarne in modo più approfondito. Comunque, no per me non è così.
9. Sei felice del tuo blog?
Abbastanza, sì. Vorrei essere più costante nella pubblicazione dei post, invece finisce sempre che ho diecimila cose da fare e capacità organizzativa zero. 
10. Qualche volta hai pensato di scomparire da tutti i social silenziosamente?
Ho pensato più di una volta di cancellarmi da Facebook. A volte vedo o leggo di quelle cose che preferirei cavarmi gli occhi con un cacciavite. Però ecco, vivendo lontana da casa, dalla mia famiglia e dagli amici, alla fine i social sono utili per accorciare le distanze, in qualche modo. 
11. Sei mai riuscito a far appassionare qualcuno alla lettura?
Sì ma non volutamente e questa credo sia la cosa più bella. Trasmettere le proprie emozioni e la propria passione per i libri tanto da contagiare chi ti sta intorno è forse la soddisfazione più grande per un lettore (c'è anche la possibilità che l'altra persona, stremata dal sentirti blaterare, decida di leggere il libro per tapparti la bocca e non sentirti più, comunque da non sottovalutare)

Le domande di Silvia:
1. Devi scegliere un solo libro da portare con te. Qual è?
Se dico il kindle vale? No eh? Comunque in questo momento direi Ti prendo e ti porto via di Ammaniti. 
2. Cosa ne pensi della lettura in digitale?
Che grazie al cielo esiste il mio E-reader. Leggo molto in digitale e credo sia un ottimo modo per risparmiare soldi, tempo e spazio. 
3. Il libro più divertente che hai letto?
Mi cogli alla sprovvista, forse non leggo libri particolarmente divertenti. I libri di Roald Dahl, probabilmente. 
4. Cosa ne pensi delle biblioteche? Ne fai uso?
In Italia decisamente sì, tantissimo. Ci ho anche lavorato in Biblioteca quindi sì, tonnellate di libri in prestito per me. Ora che vivo all'estero utilizzo comunque la biblioteca digitale, prendendo in prestito gli ebook (cioè che figata eh?).
5. Preferisci leggere classici o narrativa contemporanea?
Assolutamente entrambi. Vado a momenti, dipende da cosa ho voglia di leggere.
6. Un libro che pensi possa piacere a chiunque.
Oddio queste domande mi mettono sempre in crisi. In generale direi la letteratura per ragazzi o le graphic novel. Un qualsiasi libro o racconto di Roald Dahl o una graphic novel di Zerocalcare.   
7. Ti piace cambiare o preferisci leggere libri dello stesso genere letterario?
Mi piace variare, ma non me lo impongo. Leggo molto di "pancia", nel senso che leggo ciò che mi va in quel momento.
8. Un libro che non ti è piaciuto.
Per fortuna non capita spesso, perché di solito non leggo un libro totalmente alla cieca. L'ultimo romanzo che ho letto e che non mi ha fatto impazzire è Maestra di Lisa Hilton  
9. Perché hai deciso di aprire un blog?
Perché mi piace scrivere e blaterare per ore di libri e non potevo di certo continuare a tormentare le persone che mi stanno intorno (ah quindi tormenti noi, direte voi. E c'avete ragione)
10. Ti sei mai pentita di averlo fatto?
No, per ora nessuno mi ha ancora supplicato di chiudere questa bettola e farla finita di sproloquiare a caso, mi pare già un'ottima conquista.
11. Ami fare liste con i libri da leggere? O scegli via via?
Ogni tanto ci ho provato a fare delle liste ma non è mai stata una grande idea. Sono troppo rebel e non seguo nemmeno quello che mi auto impongo. 

Ok, giuro che ho finito con le domande. So che è venuto fuori un post ipermega immenso ma fa niente. 
Un pacca sulla spalla e un buffetto sulla guancia se siete arrivati fino in fondo o anche solo se avete letto un terzo di tutte le baggianate che ho scritto.

Adesso dovrei nominare altri 11 blog, il problema è che praticamente tutto il globo ha già fatto questo post quindi facciamo così. Nominerò alcuni blog che seguo e mi piacciono un saccherrimo, anche se sono già state nominate e han già fatto il post. Così, giusto perché sono proprio ribelle dentro (no,  anche perché mi fa davvero piacere nominare blog che seguo e che ritengo iper validi, a parte le ragazze che mi hanno già nominato ovviamente)

Capitolo zero
Virginia e il labirinto
Steli d'erba
Changes. Chances

Adesso dovrei anche propinarvi 11 domande, immagino. Ma ancora una volta faccio la super ribelle e visto che ho nominato solo 4 blog, vi infliggerò solo 6 domande. (Così, totalmente a caso). 
1. Parliamo di musica. Genere/gruppo/cantante preferito.
2. C'è un libro, una serie tv o un film a cui, se potessi, cambieresti il finale?
3. Come hai scelto il nome del tuo blog? Ha un significato particolare?
4. Hai un libro linus? (un libro che ogni tanto senti il bisogno di rileggere?)
5. Ridiamoci su. Racconta una figuraccia.
6. Ti piace il posto in cui vivi? Vorresti vivere da un'altra parte?

Ok, il post più lungo nella storia dei post lunghi si conclude qua. Tra l'altro approfitto di questo post per annunciare, come le vere vip blogger, che finalmente anche io andrò in vacanza per una settimana (grande gioia e gaudio alla corte), quindi se sarò desaparecidos per qualche giorno è tutto nella norma. 

giovedì 6 luglio 2017

Uomini e Topi di John Steinbeck

E' possibile che romanzi brevi abbiano la potenza di sovrastare il più ciccione dei romanzi da oltre mille pagine? Ebbene, Steinbeck ce lo mostra con una disinvoltura imbarazzante. Probabilmente non avrà bisogno delle mie presentazioni considerando la fama che lo precede. Uomini e Topi è un libricino di appena cento pagine, tanto che potremmo tranquillamente definirlo un racconto lungo. Protagonisti, due lavoratori stagionali e inseparabili, George Milton e Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino, che il destino e la malizia degli uomini sospingono verso una fine straziante. 
Lo scenario è un ranch in California, nel periodo appena successivo alla Crisi del 29.  George e Lennie stanno per iniziare un nuovo lavoro, mettere da parte qualche dollaro e comprarsi finalmente una piccola fattoria tutto per loro dove allevare conigli, che sono la grande passione di Lennie.  Mentre George è ben consapevole che sia solo una mera illusione priva di qualsiasi contatto con la realtà, Lennie si lascia cullare da questa dolce utopia paradisiaca. Nonostante la trama sia piuttosto semplice e venga sviluppata in appena cento pagine, Steinbeck riesce a impregnarla di tutto il realismo, il sentimento e l'intensità possibile. Il titolo Uomini e Topi deriva dal verso di una poesia del poeta scozzese Robert Burns ed è un'interessante chiave di lettura per comprendere la tragicità e la miseria della vicenda che coinvolge Lennie e George. I nostri due protagonisti, seppur così diversi, condividono lo stesso destino. Il senso di solitudine e  abbandono è così palpabile e concreto per la gente come loro che sembra non esserci un'alternativa, il fato sembra già aver preso una decisione per loro. 
"Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani." 
Tutta l'ambientazione messa su da Steinbeck è vana, pervasa da questo senso di vacuità morale. Non c'è speranza, non c'è provvidenza, non c'è umanità. I piani degli uomini sono egoisti, inclini alle più abiette e sordide pulsioni sensoriali. Gli uomini di Uomini e Topi sono corrotti dalla cupidigia, dal razzismo, dalla voluttà dei sensi. Tale è l'empietà dell'essere umano da riuscire a corrompere anche l'animo più ingenuo. Infatti il destino di Lennie, l'unico personaggio puramente genuino, sarà segnato dall'aridità dell'animo umano. 
Ma topolino, non sei il solo, / A comprovar che la previdenza può esser vana: / I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian che dolore e pena, / Invece della gioia promessa! 
Steinbeck ci trasmette tutto il senso di straniamento non solo dell'essere umano ma di un'intera società, offuscata dal Sogno Americano e intrisa di speranze e illusioni aleatorie. L'uomo deve lottare, come in una sorta di lotta al più forte, sgomitando tra sofferenza e desiderio della terra promessa. 

martedì 27 giugno 2017

Exit West di Mohsin Hamid

Exit West, edito da Einaudi e uscito appena un paio di mesi fa, è l'ultima opera di Mohsin Hamid, scrittore di origine pakistane che ha vissuto a lungo in America e a Londra. E' assai conosciuto anche in Italia, dove i suoi libri hanno avuto un grande successo, tra cui Il Fondamentalista riluttante, finalista al Booker Prize nel 2012.
Nel momento in cui ho finito di leggere questo libro mi è presa subito la smania di parlarne, ma al tempo stesso mi sono resa conto che non è proprio facilissimo parlare di questo romanzo. Non perché la trama sia particolarmente intricata o lo stile dell'autore sia ostico ma semplicemente perché è un romanzo estremamente attuale e si sa che quando si parla di questioni così "vive" c'è sempre il rischio di impelagarsi in qualche discussione (spesso infondata) o peggio scadere nel banale. In realtà il taglio di questo romanzo è tutt'altro che banale e tocca sagacemente diversi punti della nostra contemporaneità con estrema disinvoltura e consapevolezza.
«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlò", così si apre il romanzo. Siamo in una città di cui non conosciamo il nome, Nadia e Saeed si conoscono e cercano di tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. L'unica salvezza sono le porte di cui si ipotizza l'esistenza. Si dice infatti che esistano porte misteriose che conducono dall'altra parte del mondo, verso una nuova speranza. 
Sicuramente la trama richiama molti aspetti della contemporaneità, a partire dalla società in cui vivono Nadia e Saeed. Nonostante non si faccia mai accenno a nomi né vengano fornite precise coordinate geografiche, possiamo facilmente intuire che si parli del Medio Oriente. Così come è estremamente contemporanea la presenza tecnologica: i cellulari, gli smartphone e social network costituiscono una preziosa fonte (in certi casi anche l'unica) di collegamento e comunicazione tra due parti del mondo così distanti tra loro. 
In realtà questo romanzo è molto più letterario di quanto si possa pensare; la storia si sviluppa intorno a Nadia e Saeed, due personalità estremamente diverse ma unite da un forte sentimento, che sia passione o amore fraterno. Il punto è che sono due ragazzi normali, in tutte le loro particolarità. Saeed ha la barba ma non prega come dovrebbe, Nadia porta la tunica ma in testa mette il casco da motocicletta, non l’hijab. La loro condizione di viaggiatori nello spazio e nel tempo li metterà anche nella condizione di scoprirsi l'uno l'altro e comprendere a fondo chi sono, cosa vogliono e qual è la strada da percorrere. 
Il taglio veramente metaforico e più interessante di questo romanzo sta nell'affiancare e amalgamare alla perfezione elementi fantastici a elementi così reali e concreti. Nel descrivere la situazione politica in cui si trova il paese di Nadia e Saeed, infatti, non si fa riferimento a una precisa connotazione politica che possa in qualche modo richiamare la nostra realtà, sebbene emerga una situazione critica che fa pensare alle guerre civili che sconvolgono i paesi del Medio Oriente quotidianamente. Invece l'elemento chiave, del tutto fantastico, sono queste porte magiche che ti catapultano in un'altra parte del mondo. Nel costruire questa immagine allegorica, Hamid ha tratto spunto proprio dai cellulari: le porte riflettono l'esperienza emotiva e sensoriale del nostro tempo, permeato dalla tecnologia e dall'esperienza culturale. Gli schermi degli smartphone sono a tutti gli effetti come delle porte, ci passiamo attraverso con il nostri sensi e ci ritroviamo a esplorare un altro paese attraverso notizie, immagini, volti. Per non parlare di tecnologia come Skype o Whatsapp che a oggi ci permettono di connetterci con persone in altri continenti e vederle come se fossero di fronte a noi. Queste porte si adattano alla nuova necessità emotiva e culturale e, nonostante non obbediscano a nessuna legge della fisica (nel romanzo, infatti, il funzionamento delle porte non viene spiegato in modo scientifico) ipotizzano perfettamente quella che potrebbe essere una futura dimensione reale.
Hamid profetizza che tutti siamo migranti attraverso il tempo. Paradossalmente non è migrante solo chi è costretto a spostarsi da un luogo all'altro, magari per fuggire da una realtà fatta di paura e distruzione, ma anche le persone che non hanno mai viaggiato sono dei migranti, perché è il paese intorno a loro ad essere cambiato. Siamo esseri umani costantemente soggetti a cambiamenti, che siano fisici che siano culturali o ambientali. Per questo siamo tutti migranti del tempo e le porte altro non sono che un mezzo per esplorare questa "apocalisse migratoria" e far sì che non si trasformi in un'ondata di distruzione ma in una fonte di speranza. 

sabato 24 giugno 2017

Quel fantastico peggior anno della mia vita di Jesse Andrews


Questo mese di giugno è iniziato all'insegna di libri leggeri, non troppo impegnativi. Un po' perché di impegni ne ho già abbastanza di mio e un po' perché sto sperimentando la lettura in lingua. Mi ero ripromessa di non comprare niente (NIENTE!) ma, perché c'è sempre un ma, entrare in libreria è un po' come entrare nel paese dei balocchi, per di più la maggior parte delle edizioni in lingua sono assolutamente irresistibili e quindi finisco sempre per cedere. 

Me and Earl and the Dying GirlTutto questo preambolo (inutile direte voi) per parlare di Me and Earl and the Diying girl  (che pare uno scioglilingua ben congegnato) di Jesse Andrews. E' uscito anche in Italia con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita, edito da Einaudi. Greg Gaines è un adolescente giunto al fatidico ultimo anno di liceo. Ha trascorso tutta l'esperienza liceale cercando di evitare il più possibile rapporti sociali, nel tentativo di passare inosservato. Greg trascorre il suo tempo con l'amico Earl, con cui realizza dei film amatoriali, parodie di celebri classici (che molto spesso si rivelano solo delle enormi schifezze). Il suo progetto di rimanere il più anonimo possibile viene compromesso da sua madre, che lo costringe a stringere amicizia con Rachel, sua compagna di classe affetta da leucemia. So che visto così questo romanzo può sembrare il solito young adult come tanti altri (qualcuno ha detto John Green?) e in parte lo è. Ma non del tutto. Il richiamo young adult c'è, infatti la storia è molto semplice e lineare, così come la struttura e il linguaggio. Greg è un adolescente un po' sfigato e tratti quasi sociopatico. Il suo unico amico (o meglio, collaboratore) è Earl, con il quale realizza parodie di film celebri dal dubbio gusto. Greg negli anni ha messo a punto un metodo infallibile per sopravvivere all'ultimo anno di liceo: non stringere legami con nessuno, parola d'ordine profilo basso e poche chiacchiere. Sembrerebbe un piano a prova di bomba, se non fosse che sua madre ci mette lo zampino. Rachel, la sua compagna di classe, ha la leucemia. Che poi cos'è esattamente questa leucemia? Anche Greg se lo chiede e spinto dall'insistenza di sua madre comincia ad uscire con Rachel, coinvolgendo Earl in questa bizzarra amicizia forzata. Ora, se questo fosse un classico young adult probabilmente Greg e Rachel si innamorerebbero, sconvolgendo le vita l'uno dell'altra, con tanto di frasi strappalacrime e aforismi sull'ingiustizia della vita, dell'amore e della morte. Ma, per l'appunto, in questo romanzo non troverete niente di tutto questo. Ovviamente rimane sempre un libro per ragazzi, quindi qualche sospiro di sgomento ci sarà, soprattutto se siete dalla lacrima facile (o sotto esami o in pre ciclo o tutti e due) ma l'atmosfera generale di tutto il romanzo è molto ironica, scanzonata e divertente. Infatti, nonostante il romanzo tratti un tema delicato come quello della malattia, non c'è mai pietismo o vittimismo nei personaggi. 
Insomma, sicuramente non è uno young adult che vi farà sciogliere in lacrime o una storia romantica che vi farà sognare ad occhi aperti, semplicemente il racconto semi-serio di Greg, Earl and Rachel-the-dying-girl e della loro amicizia forzata, eppure, estremamente sincera. 

sabato 10 giugno 2017

I Dare You Book Tag

Sono pessima, veramente. Avevo iniziato a scrivere questo tag giorni or sono e poi non so cos'è successo, è rimasto a vagare nell'etere. Nell'ultima settimana non sono stata troppo bene fisicamente (stupidi singa-cinesi e la vostra aria condizionata) per di più tra pochi giorni sarà il mio compleanno e io non sono assolutamente pronta ad avere 25 anni (volevo dire 18, ovviamente) quindi, giusto per distrarmi e cincischiare al meglio (cosa che mi riesce benissimo tra l'altro) ecco l'ennesimo tag sui libri con domande totalmente a caso, di dubbio interesse culturale. 

1. Quale libro è nella tua libreria da più tempo?
Perfetto iniziamo bene, prima domanda a cui non so rispondere. Il punto è che qua non ho una vera e propria libreria, quindi il problema non sussiste. Per quanto riguarda la mia libreria in Italia non saprei assolutamente, però così di getto mi è venuto in mente C'era due volte il Barone Lamberto di Gianni Rodari. Non so se sia lì da più tempo rispetto a tutti gli altri, ma ricordo che mi fu regalato per il mio compleanno alle elementari dalla mia amica Aurora (e poi il titolo mi ha sempre fatto sghignazzare assai)
2. Cosa stai leggendo in questo momento, cosa hai appena finito di leggere e cosa leggerai?
In questo momento sto leggendo Me and Earl and the Dying Girl (credo che in Italia sia uscito con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita, edito da Einaudi) . Una lettura simpatica e non troppo impegnativa. Ho finito di leggere (rullo di tamburi) Diario di una schiappa. Sì lo so, ho appena detto che tra qualche giorno avrò 25 anni e allora? A dire la verità sono molto curiosa riguardo ai libri per ragazzi, specialmente se sono (o almeno sono stati) casi editoriali. Non so cosa leggerò dopo, non programmo mai le letture anche perché tanto cambio idea ogni dieci minuti, quindi. E poi sono una bastian contraria nell'animo, se ho in mente di leggere un determinato libro, alla fine non lo faccio, così di proposito, per principio. 
3.  Quale libro è piaciuto a tutti ma tu hai odiato?
Forse Io prima di te. Cioè a dire il vero non l'ho odiato, però mentre tutti lo osannano e si scioglievano in lacrime amare durante la lettura, io ero impassibile, come la donna di ghiaccio. Il problema è che l'ho trovato un po' forzato. Sicuramente affronta un tema interessante ma non mi ha convinto in pieno. Ecco, diciamo che se da molti è stato definito un capolavoro, per me è carino ma niente di che.
4. Quale libro continui a ripeterti di dover leggere ma probabilmente non lo farai mai?
Un sacco di classici a dire il vero. Il primo che mi è venuto in mente è Cime Tempestose. Non so perché, non che io non possa vivere senza eh, ma continuo a dirmi 'prima o poi...' 'magari un giorno..' e poi non so cosa accade, trovo sempre il modo di distrarmi dal mio obiettivo (della serie, capacità di concentrazione bambina di 5 anni. 'Ok iniziamo Cime Tempest...Oh guarda una farfalla')
5. Quale libro stai conservando per la pensione?
Sì certo la pensione, che tag ottimista, come se ci arrivassi. Comunque a parte questo, considerando un ipotetico roseo futuro in cui arriverò alla pensione, direi tutti i classici che vorrei leggere e che continuo a procrastinare (ecco, appunto Cime Tempestose) oppure Proust. Alla ricerca del tempo perduto e sto apposto per il resto dei miei giorni.  
6. L'ultima pagina: la leggi per prima o aspetti fino alla fine?
C'è stato un periodo oscuro della mia vita in cui leggevo non l'ultima pagina, bensì l'ultima parola. Solo ed esclusivamente l'ultima parola. Sì,non so perché lo facessi o quale mistica rivelazione speravo di trovare. Comunque adesso sono rinsavita, ho smesso e aspetto pazientemente la fine. 
7. Prefazioni e postfazioni, una perdita di tempo e di inchiostro o un'aggiunta interessante?
Credo di aver già risposto a questa domanda da qualche parte, comunque di solito le leggo ma tendenzialmente  lettura ultimata, così da chiarire alcuni concetti o approfondire certi aspetti (in particolare se si tratta di classici, capire bene in contesto storico mi è fondamentale, anche perché sono una pippa e poi sai che casino)
8. Con quale personaggio dei libri faresti ti scambieresti di posto?
Oddio così su due piedi direi che va benissimo un personaggio qualsiasi di un libro qualsiasi di Roald Dahl. 
9.  Quale libro ti ricorda un momento specifico della tua vita? (Un luogo, un momento o una persona?)
Ce ne sono diversi in realtà, ogni libro a suo modo mi ricorda qualcosa. Uno tra i tanti è Sulla Strada di KerouacQuando era alle superiori, soprattutto in quarta e quinta ginnasio, ero una ragazzina particolarmente rebel rebel (e non mi riferisco solo alla canzone di David Bowie). Indossavo magliette improbabili di gruppi metal e avevo i capelli rossi, viola, rosa (ancora più improbabili). Insomma mi sentivo una vera rebel combatti il sistema e tutte quelle robe lì. Fatto sta che come avrete capito non andavo molto d'accordo con il greco e il latino e una volta, forse per scampare a qualche interrogazione, mi nascosi in biblioteca e lessi praticamente tutto Sulla Strada di Jack Kerouac. 
10.  Nomina un libro di cui sei entrato in possesso in maniera interessante. 
La mia vita non è particolarmente interessante. Una storiella carina riguarda Ossessione di Stephen King. Praticamente fino all'anno scorso lavoravo in Biblioteca e sistemando in magazzino vennero fuori questi scatoloni di libri regalati alla Biblioteca anni e anni prima. Ovviamente se i libri regalati erano già posseduti dalla Biblioteca venivano semplicemente messi in una cesta all'ingresso e donati agli utenti. Io chiaramente avevo la possibilità di arraffarmi per prima qualche titolo interessante e infatti tra questi c'era proprio Ossessione di Stephen King. Essendo già posseduto dalla Biblioteca me lo sono portato a casa senza sapere manco cosa fosse (sì lo so, non sono una grande fan di Stephen King). Cercando poi qua e là ho scoperto che in realtà è uno dei primi libri scritti da Stephen King sotto pseudonimo. La cosa curiosa e  affascinante è adesso è fuori catalogo e cercando sui vari mercatini ho scoperto che lo rivendono a cifre esorbitanti. Quindi praticamente senza volerlo sono entrata in possesso di un libro semi raro. Affascinante eh. 
11. Hai mai dato via un libro per un motivo speciale o per una persona speciale? 
Prestato sì, regalato no non credo. Ad esempio prima di partire ho prestato una miriade di libri a una mia amica ma insomma, li rivoglio. (Se stai leggendo Sara, sì li rivoglio). 
12. Quale libro è stato con te in più posti?
Probabilmente il Giovane Holden di Salinger, come tutte le adolescenti che si rispettino.
13.Quale lettura obbligatoria hai odiato al liceo ma che qualche anno dopo hai rivalutato?
Il Gattopardo! Assolutamente il Gattopardo! Maledetto, quanto l'ho odiato, poi con gli anni l'ho un po' rivalutato, ma comunque uno delle letture che odiai di più al liceo 
14. Libri usati o nuovi?
Entrambi ovviamente. 
15. Hai mai letto un libro di Dan Brown? 
Mi sfugge il senso di questa domanda, Dan Brown sei tu per caso? Comunque no, se proprio lo vuoi sapere no, non ho mai letto niente di Dan Brown (ciao Dan, mi dispiace)
16. Hai mai visto un film che ti è piaciuto più del libro?
Se può valere  dico13 di Jay Asher, anche se è una serie tv. Giuro non ne parlerò più e
non aggiungo altro (se comunque volete farvi del male qui trovate un post in cui blatero a caso)
17.Hai mai letto un libro che ti ha fatto venire fame, libri di cucina inclusi?
Tralasciando il fatto che non credo mi serva un libro per farmi venir fame, al momento direi Murakami. Ho finito da poco di leggere Kafka sulla Spiaggia e niente oh, questi stanno sempre a mangiare. 
18. Qual è la persona di cui segui sempre i consigli in ambito letterario?
Non c'è una singola persona  che incarna questa figura di guru letterario, in generale spilucchio molto vari blog e canali youtube. 
19. C'è un libro che hai iniziato nonostante fosse fuori dalla tua zona di comfort e che hai finito per amare?
In generale thriller o gialli. Ad esempio Gone Girl l'amore bugiardo. Non l'avrei mai detto e invece mi è piaciuto un sacco. Che poi non lo so, finiscono sempre per piacermi i thriller un po' psicologici, quindi la domanda è perché non li leggo più spesso? Bella domanda. 


Bene, credo di aver sproloquiato abbastanza, un buffetto sulla guancia a chi ha avuto il coraggio di leggere tutto. 

sabato 3 giugno 2017

May Wrap Up | Le cose di Maggio

Maggio è finto. E ancora una volta io assisto passivamente allo scorrere del tempo per poi esordire come sempre con un banale "qualcuno fermi il tempo, perdio!". La cosa buona è che ci siamo tolti maggio dalle scatole e adesso possiamo finalmente accogliere giugno, nonché il mese del mio compleanno (sì, ho delle manie di protagonismo non da poco). Ma comunque, siamo qua per parlare delle robe del mese di Maggio, non certo per cincischiare come al solito. Nel mese di Maggio non ho letto tantissimo o almeno forse un po' sottotono rispetto ai miei standard. Tra consegne varie e una febbre micidiale che mi ha inchiodata al letto per una settimana (vogliamo parlare di come sia possibile ammalarsi con 50 gradi all'ombra? Ma soprattutto di quanto sia tremendo avere la febbre con 50 gradi all'ombra?) sono riuscita comunque a leggere un sacco di roba niente male.
Il primo libro che ho letto è Melody di Sharon M. Draper (il titolo originale dovrebbe essere Out of My Mind o qualcosa del genere). Melody è una bambina speciale: è l'alunna più intelligente della scuola, ma nessuno lo sa. Quasi tutti - compresi i suoi insegnanti e i medici - ritengono che lei non abbia alcuna capacità di apprendimento, e fino a oggi le sue giornate a scuola sono state scandite da noiosissime lezioni inutili, roba da prima elementare. Se solo lei potesse parlare, se solo potesse dire che cosa pensa e tutte le cose che sa... Ma non può. Perché Melody non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. Melody sente scoppiare la propria voce dentro la sua testa: questo bisogno di comunicare la farà impazzire, ne è certa. Finché un giorno non scopre qualcosa che le permetterà di esprimersi. Dopo undici anni, finalmente Melody avrà una voce. Questo è un romanzo per ragazzi davvero carinissimo. Melody è una bambina estremamente intelligente ma la sua voce è intrappolata nella sua testa. Non può parlare e non si può muovere, non può esprimere la miriadi di colori e sfumature dentro di lei, il suo stesso corpo è una gabbia, una prigione da cui non sa come uscire. Ma grazie ai suoi genitori e alle insegnanti di sostegno, che in qualche modo riescono sempre a comprenderla veramente, riuscirà ad avere le sue piccole rivincite, lottando contro i pregiudizi, i compagni di scuola insopportabili e la cattiveria della gente. E' stata una lettura davvero piacevole. Temi come la malattia e il bullismo sono affrontanti senza nessun tipo di pietismo, anzi, la diversità è vista come una fonte preziosa di arricchimento, una verità che tutti, ragazzini ma anche (o soprattutto) adulti, dovrebbero imparare.
Il secondo romanzo che ho letto è Cecità di Josè Saramago. Ne ho parlato abbastanza qui, quindi non mi dilungherò. Diciamo solo che se Saramago ha vinto un Nobel per la letteratura un motivo ci sarà. Un romanzo potente ed evocativo, un a sorta di distopia claustrofobica in cui l'umanità perde la vista e con essa qualsiasi tipo di morale. 
Altro libro letto nel mese di maggio è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Grande classico distopico strafamoso. Anche di questo ne ho già sproloquiato qui. Romanzo meraviglioso mi è piaciuto tantissimo. Lo stile di Ray Bradbury è particolare, a tratti poetico e mi ci è voluto un po' per entrare nel meccanismo ma una volta capito è pienamente apprezzabile.
Ultimo romanzo, ma non per importanza, grandissimo ritorno di un autore che a me piace molto e di cui era molto che non leggevo qualcosa. Sto parlando di Haruki Murakami e il romanzo in questione è Kafka sulla Spiaggia. Sì, lo so che in questo momento molti staranno storcendo il naso e lo capisco, perché Murakami è un autore che è un mondo sé e la maggior parte delle volte o lo ami o lo odi. A me piace un sacco, nonostante riconosca che molte sue opere non siano perfette e abbia fatto qualche scivolone sostanzioso (vogliamo parlare di quanto era tremenda la terza parte di 1Q84? Ancora me lo sogno la notte). Kafka sulla Spiaggia mi è piaciuto tantissimo, non saprei dire se è il migliore che abbia letto tra i suoi romanzi ma sicuramente c'è qualcosa di magnetico nella scrittura di Murakami. Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un quarantenne, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre e dalla sua strana profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca, gatti parlanti. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo". 
Un romanzo in pieno stile Murakami, per questo se non si ama questo autore capisco bene che questo romanzo possa dare ai nervi. E' un ponte sospeso tra onirico e reale, in cui il lettore non riesce mai a comprendere fino in fondo quanto sia sogno e quanto sia effettivamente reale. I due mondi si fondono inesorabilmente e il lettore si trova sospeso a galleggiare in questo limbo di immagini assurde, gatti che parlano e spiriti vaganti in biblioteca. Ovviamente la penna di Murakami è assolutamente magnetica; ti incolla alle pagine con le sue infinite e minuziose descrizioni e la sua sconfinata immaginazione. Insomma, se vi piace Murakami o se vi piacciono le storie in cui non bisogna farsi troppe domande e lasciare spazio al surreale, sicuramente questo romanzo fa per voi. C'è tutto: sogno, realtà, gatti parlanti e prostitute che fanno sesso citando Hegel. 

Musica
Niente di interessante sul fronte musicale. In realtà (e qui mi vergogno, mi pento e mi dolgo) nelle ultime settimane c'è stata una sola canzone che mi ha definitivamente mandato in pappa il cervello: Senza pagare di J-Ax e Fedez. Sì, lo so. Mai visto tanto trash tutto insieme e più la ascolto più sento il trash trasudare da ogni singola nota e parola, ma non ci posso fare niente. Una parte di me brama e bramerà sempre canzoni trash. 

Film
Ho cercato di fare mente locale ma credo proprio di aver visto un solo film questo mese (sono un'ignava estremamente pigra). Ho - finalmente - visto Smetto quando voglio masterclass.  Avevo adorato il primo film e quando ho saputo che usciva il seguito ero super felice. Ovviamente non l'ho potuto vedere al cinema a suo tempo (non capisco proprio perché qua non l'abbiano trasmesso, stolti) ma finalmente me lo sono gustato. Davvero molto carino, il primo forse mi aveva fatto sganasciare un po' di più ma anche qua ci sono state due o tre battute che mi hanno steso (e sì, lo so ho un umorismo sottile come un baobab mi rendo conto). 



Credo che il mio delirio possa concludersi qui e spero che il mese di giugno porti a tutti tante robe belle.

martedì 30 maggio 2017

Ti racconto | Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

"Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse." Uno degli incipit più famosi e anche uno dei più evocativi. Farhenheit 451 è un romanzo famosissimo, possiamo dire di culto e praticamente mancavo solo io all'appello delle persone che lo hanno letto, apprezzato e annoverato come un grande classico da leggere una volta nella vita. Anche perché descrive una realtà distopica che è un po' l'inferno di tutti noi lettori accaniti: una società in cui i libri sono proibiti, esattamente un vero e proprio incubo. Non è un romanzo perfetto ma sicuramente mi è piaciuto moltissimo. Partiamo dall'inizio anche se la storia credo sia nota più o meno a tutti.
Il romanzo è diviso in tre parti e il nostro protagonista, Guy Montag, è un “pompiere” che, anziché prevenire gli incendi, brucia libri nel rispetto della legge che proibisce la lettura o il possesso di qualsiasi materiale cartaceo. In questa società del futuro, infatti, coloro che nascondono libri nelle loro case sono sovversivi, mentre gran parte della popolazione è succube della televisione e dell’apparecchio radio che ciascuno porta all’orecchio, che costituisce il mezzo con cui la dittatura diffonde la propria ideologia allontanando le preoccupazioni per una guerra che pare imminente contro un nemico imprecisato. Ad aiutare il gruppo di incendiari cui Guy fa parte, c'è il Segugio Meccanico che avverte la presenza di sovversivi ed è progettato per sbranarli. Guy all'inizio adora il suo lavoro, per la sensazione di potere e controllo che gli trasmette, ma la sua vita è tutt'altro che felice. Sua moglie Mildred, profondamente infelice, non ha praticamente alcun tipo di comunicazione con lui e vive davanti ai megaschermi che coprono gran parte delle pareti di casa, succube della tv e delle poche informazioni filtrate che il Governo trasmette.

Fahrenheit 451 è uno di quei romanzi distopici tanto potenti quanto spaventosi, proprio perché designano mondi irreali e fantastici ma allo stesso tempo tremendamente vicini alla nostra contemporaneità e non poi così astrusi come invece dovrebbero essere. 
E' una critica dissacrante alla società e una profonda riflessione sul valore dei libri, della cultura e, più in generale, del libero pensiero contro le imposizioni dei regimi. 
Al centro del romanzo vi è anche il ruolo invasivo giocato dai mass-media, il cui potere acquista sempre maggiore forza, spazzando via qualsiasi altro mezzo di informazione. In particolare la televisione, il cui mega schermo occupa praticamente tutte le pareti di casa, è il mezzo principale di comunicazione, attraverso cui il regime trasmette solo le informazioni che vuole far trapelare. Le immagini trasmesse, prive di un qualsiasi spessore contenutistico, si riflettono perfettamente nelle menti vacue degli spettatori, succubi di riflessi illusori di una vita reale. Alla superficialità dei contenuti televisivi si contrappone la creatività e l'immaginazione contenuta nei libri. La lettura è un mezzo per elevarsi, creare un proprio pensiero libero e critico e per questo deve essere eliminato, bruciato. Lo scopo è debellare qualsiasi pensiero indipendente, personale, considerato diverso, in quanto ritenuto nocivo per la società. 
La stessa contrapposizione la troviamo nei personaggi. Clarisse, la giovane vicina di casa di Guy, personifica l'immaginazione e l'originalità, andando contro l'ordine costituito, scombussolando le regole e mostrando a Guy un'altra chiave di lettura della propria vita. 
La figura di Clarisse fa da specchio a quella di Mildred, moglie di Guy. Mildred rappresenta l'infelice assuefazione alle imposizioni del regime. E' soffocata da una quotidianità in cui la presenza morbosa dei media la rende impassibile e apatica nei confronti della realtà che la circonda, infatti non prende mai coscienza della sua esistenza basata su una realtà virtuale fittizia e, anzi, continua a condannare i libri in favore di quei mega schermi che le offuscano la mente e la intrappolano nei suoi stessi limiti.
Il comandate della squadra di incendiari, Beatty, è poi è il personaggio negativo per eccellenza. E' un personaggio pericoloso ma anche un oratore straordinario, per questo Guy ha un timore reverenziale nei suoi confronti. Il ruolo opposto a quello di Beatty è occupato da Faber, professore di inglese che assume il ruolo di mentore per Guy, guidandolo verso la conoscenza.  Questa coesistenza di personaggi positivi e negativi costituisce una società in cui è estremamente difficile scegliere di andare contro l'ordine prestabilito e ribellarsi alle assurde imposizioni di regime.

E' un romanzo molto bello e sicuramente sa toccare le corde giuste per smuovere qualcosa nel lettore. Non è perfetto, secondo il mio gusto personale ovviamente, sia per lo stile in certi casi fin troppo poetico, sia per alcuni passaggi che mi sono apparsi troppo caotici. Resta senza dubbio un classico intramontabile e soprattutto per la potenza del messaggio: leggere crea indipendenza.